Suicide Squad è uscito nelle sale cinematografiche già da un po' ed ha fatto parlare tanto di sé, così, per capire se fosse realmente un film da vedere o una boiata astronomica, ho preso la mia Matiz verde speranza e con mia sorella siamo andati a vederlo ieri sera. Inutile dire che mia sorella fosse davvero eccitata per il grande evento perché le sue amiche hanno amato il film e il personaggio di Harley Quinn è divenuto famosissimo tra le teenagers. Ad ogni modo, dopo aver visto il film non ho potuto che trovare elementi positivissimi ed elementi negativissimi riassunti in questi sei punti:
- Il cast e i personaggi di Suicide Squad sono pazzeschi! Non c'è un personaggio che non sia stato sviluppato alla perfezione: Joker, Harley Quinn, June Moore e tutti gli altri, sono davvero curati nei minimi dettagli. L'interpretazione è davvero convincente e la storia di ognuno di loro è credibile e totalmente empatica.
- La storia dell'Incantatrice è molto bella, davvero unica nel suo genere. Peccato non c'entrasse nulla con il resto del film. Suicide Squad è formato da ottimi protagonisti ma che vivono un'avventura che a mio parere è davvero campata in aria. Coloro che formano la Suicide Squad sono "metaumani" che lottano contro una dea di 6000 anni rinchiusa in un'urna dagli uomini primitivi che le si sono ribellati. Mmmm...non mi convince..
- Il personaggio di Harley Quinn piace così tanto perché è in fondo quello che molti vorrebbero diventare: una persona che dopo anni di impegno e di presa di responsabilità, torna a provare la libertà, l'ebbrezza del rischio, la passione che solitamente si spegne per via della routine. Harley Quinn è il mito di chi vede il tempo scorrere e le giornate farsi sempre più impegnative.
- In questo film manca una colonna sonora che possa essere ricordata: la musica ha uno spazio poco rilevante mentre in un film del genere ci si aspetta di uscire dalla sala con in testa un ritornello cantato da Jared Leto che ti insegue fino a quando non si va a letto.
- I cattivi a me piacciono e soprattutto le ragioni che li hanno trasformati in mostri a sangue freddo. Le storie dei super antagonisti sono eccezionali e le loro psicologie sono dannatamente complesse ma comprensibili. Deadshoot e El Diablo hanno storie diverse ma con un particolare in comune: entrambi, schiacciati da una società che non li comprende, tentano di trovare la felicità, nel modo sbagliato, è chiaro, ma nell'unico modo che la società gli ha permesso di trovarla.
- Il finale è deludente o ci sarà un sequel? Non lo sappiamo, per il momento. Ma per come è finito il film, l'amaro in bocca resta perché in un mondo in cui i cattivi vivono nella bambagia e i buoni non riescono a trovare la loro strada, vedere come la loro rendenzione non abbia portato a nulla mi ha parecchio infastidito. Inutile dire che spero nel sequel!
La mia review di Suicide Squad è terminata: voi, cosa ne pensate?
lunedì 12 settembre 2016
venerdì 26 agosto 2016
Le persone che non hanno sofferto abbastanza non possono capire
Amatrice è stata distrutta da un terremoto e qualcosa dopo aver saputo la notizia è cambiato: sembra che sia impossibile non voler sapere come si sta evolvendo la situazione, quali famiglie si siano salvate e quali invece vivono nel dolore. Sembra impossibile non gioire ogni volta che si annuncia che qualcuno è stato salvato e sembra impossibile non divenire tristi ogni volta che si annuncia l'ormai crescente numero di persone che ha perso la vita. Ciò che è avvenuto è un dramma, una tragedia che rende amaro anche un momento di gioia perché quando viene estratto qualcuno dalle macerie la domanda che ci si pone è: ha ancora una famiglia o è l'unico sopravvissuto? E sono molti i bambini orfani, i genitori senza più figli e le vedove e i vedovi che hanno continuato a vivere. Una tragedia del genere rende può rendere la vita una lenta agonia.
Ma se c'è un risvolto positivo in tutta questa situazione è vedere come si è mobilitata l'Italia intera e il mondo per affrontare questa tragedia. Sono tanti gli eventi di beneficenza, le raccolte fondi, gli aiuti inviati sul posto della tragedia per arginare il disagio, la paura, la morte che miete vittime ogni minuto. C'è del bello nel sapere che chi può ha dato una mano.
Eppure, nonostante la morte sia la protagonista in questa vicenda, hanno preso spazio anche gli sciacalli o come li chiamo io "le persone che non hanno sofferto abbastanza". Perché quella è l'unica giustificazione che posso dargli, quella di aver vissuto una vita perfetta, lontana dal dramma della morte e della disperazione per poter provare misericordia nei confronti di questa tragedia. Sono quelli che invece di agire in favore dei terremotati o restando rispettosamente in silenzio, credono che sia Dio ad aver voluto questa tragedia e quelli che paragonano due tragedie come questa e quella degli immigrati che scappano dalle guerre e con una superficialità diabolica giudicano quale tragedia sia peggiore, quale popolo sia migliore e decidono, come fossero davvero Dio, chi debba essere aiutato.
Ecco, queste persone sono quelle che non hanno sofferto abbastanza, che non hanno mai subito un lutto, che non conoscono il vuoto che porta la morte di una persona vicina. Perché non c'è altra soluzione. Non si può semplicemente dire che siano stupidi, perché non si tratta di stupidità, ma di assenza di compassione, di empatia e di sensibilità che è quella che poi scatena le guerre, le repressioni e le violenze.
Sono queste le persone che più di tutte hanno bisogno di essere ad Amatrice in questo momento, quelle che più di tutte hanno bisogno di conoscere il dramma della morte e della disperazione, perché sono loro che portano alla rovina un paese e nel peggiore dei casi, un mondo intero. E siamo noi invece, che dobbiamo arginarli, evitarli e lasciarli a loro stessi. Forse in questo caso conoscerebbero almeno il senso dell'abbandono e forse, qualcosa potrebbe smuoversi nelle loro carcasse senza anima.
Ma se c'è un risvolto positivo in tutta questa situazione è vedere come si è mobilitata l'Italia intera e il mondo per affrontare questa tragedia. Sono tanti gli eventi di beneficenza, le raccolte fondi, gli aiuti inviati sul posto della tragedia per arginare il disagio, la paura, la morte che miete vittime ogni minuto. C'è del bello nel sapere che chi può ha dato una mano.
Eppure, nonostante la morte sia la protagonista in questa vicenda, hanno preso spazio anche gli sciacalli o come li chiamo io "le persone che non hanno sofferto abbastanza". Perché quella è l'unica giustificazione che posso dargli, quella di aver vissuto una vita perfetta, lontana dal dramma della morte e della disperazione per poter provare misericordia nei confronti di questa tragedia. Sono quelli che invece di agire in favore dei terremotati o restando rispettosamente in silenzio, credono che sia Dio ad aver voluto questa tragedia e quelli che paragonano due tragedie come questa e quella degli immigrati che scappano dalle guerre e con una superficialità diabolica giudicano quale tragedia sia peggiore, quale popolo sia migliore e decidono, come fossero davvero Dio, chi debba essere aiutato.
Ecco, queste persone sono quelle che non hanno sofferto abbastanza, che non hanno mai subito un lutto, che non conoscono il vuoto che porta la morte di una persona vicina. Perché non c'è altra soluzione. Non si può semplicemente dire che siano stupidi, perché non si tratta di stupidità, ma di assenza di compassione, di empatia e di sensibilità che è quella che poi scatena le guerre, le repressioni e le violenze.
Sono queste le persone che più di tutte hanno bisogno di essere ad Amatrice in questo momento, quelle che più di tutte hanno bisogno di conoscere il dramma della morte e della disperazione, perché sono loro che portano alla rovina un paese e nel peggiore dei casi, un mondo intero. E siamo noi invece, che dobbiamo arginarli, evitarli e lasciarli a loro stessi. Forse in questo caso conoscerebbero almeno il senso dell'abbandono e forse, qualcosa potrebbe smuoversi nelle loro carcasse senza anima.
giovedì 4 agosto 2016
Coming out: storia di V.
La storia di V. mi riguarda personalmente, è una mia amica che conosco da molto tempo e ha fatto il suo primo coming out con me. Per chi non sapesse cosa sia il coming out, ve lo spiego brevemente: coming out è il termine utilizzato per definire la dichiarazione di omosessualità di una persona ad un'altra. "Sono omosessuale." è la frase che più si teme di dire alla propria famiglia e ai propri amici. "Sono omosessuale." è una frase che in Italia e nel mondo può portare anche alla morte se non si vive in un contesto famigliare aperto e civile.
La storia di V. è una storia abbastanza triste. V. ha fatto coming out con i suoi amici e per tutti noi non è cambiato niente, anzi, abbiamo voluto conoscere la sua ragazza e stare insieme a loro per conoscere un lato di V. che fino a quel momento era rimasto celato portandole angoscia e paura.
Poi V. ha voluto parlarne anche con la famiglia e da quel momento V. vive in una situazione di ricatto e terrore. Non parlo dei calci ricevuti una volta aver dichiarato la sua vera natura, o dei silenzi da parte della donna che l'ha messa al mondo ma parlo del ricatto della madre di togliersi la vita se V. avesse continuato a vivere la sua relazione.
Ma V. ama e non ha lasciato la sua ragazza, ma la vede di nascosto, clandestinamente e ogni volta che torna a casa sono urla e terrore. V. non merita questa vita, nessuno la merita. Nessuno merita di essere denigrato e angosciato solo per la sua natura sessuale. Non dovrebbero esistere situazioni come quella di V.
Ora V. non vede l'ora di finire gli studi, impacchettare la sua roba e dire addio alla famiglia che le sta facendo vivere l'inferno. V. ha paura di stare in casa perché potrebbe succederle qualcosa se desse anche una semplice risposta sbagliata, V. ha paura di uscire perché poi dovrebbe ritornare e pagare le conseguenze di quell'uscita, V. è vittima di omofobia da parte della sua famiglia.
La storia di V. l'ho voluta raccontare per far sì che venga conosciuta la condizione in cui vivono moltissimi giovani omosessuali in Italia ed è per questo che chi è contro le leggi e le riforme contro l'omofobia, non capisce che esiste gente che in casa propria non fa altro che piangere dal terrore. E se non si è al sicuro a casa propria, non ci si sente al sicuro da nessuna parte.
La storia di V. è una storia abbastanza triste. V. ha fatto coming out con i suoi amici e per tutti noi non è cambiato niente, anzi, abbiamo voluto conoscere la sua ragazza e stare insieme a loro per conoscere un lato di V. che fino a quel momento era rimasto celato portandole angoscia e paura.
Poi V. ha voluto parlarne anche con la famiglia e da quel momento V. vive in una situazione di ricatto e terrore. Non parlo dei calci ricevuti una volta aver dichiarato la sua vera natura, o dei silenzi da parte della donna che l'ha messa al mondo ma parlo del ricatto della madre di togliersi la vita se V. avesse continuato a vivere la sua relazione.
Ma V. ama e non ha lasciato la sua ragazza, ma la vede di nascosto, clandestinamente e ogni volta che torna a casa sono urla e terrore. V. non merita questa vita, nessuno la merita. Nessuno merita di essere denigrato e angosciato solo per la sua natura sessuale. Non dovrebbero esistere situazioni come quella di V.
Ora V. non vede l'ora di finire gli studi, impacchettare la sua roba e dire addio alla famiglia che le sta facendo vivere l'inferno. V. ha paura di stare in casa perché potrebbe succederle qualcosa se desse anche una semplice risposta sbagliata, V. ha paura di uscire perché poi dovrebbe ritornare e pagare le conseguenze di quell'uscita, V. è vittima di omofobia da parte della sua famiglia.
La storia di V. l'ho voluta raccontare per far sì che venga conosciuta la condizione in cui vivono moltissimi giovani omosessuali in Italia ed è per questo che chi è contro le leggi e le riforme contro l'omofobia, non capisce che esiste gente che in casa propria non fa altro che piangere dal terrore. E se non si è al sicuro a casa propria, non ci si sente al sicuro da nessuna parte.
lunedì 1 agosto 2016
3 aperitivi per 3 tipologie di relazioni
Come al solito quando torno dalle vacanze tento di organizzarmi tra il lavoro, la famiglia e le responsabilità per vedere i miei amici e tentare di combinare i miei impegni con i loro non è una cosa affatto facile perché superati i 20 anni, senza famiglia, figli, lavoro e bollette da pagare, è molto più dura di quando si hanno tutte queste cose. Noi siamo alla continua ricerca di un lavoro ben pagato, di una relazione che non richiede alcol, di una persona da poter presentare alla tua famiglia e di soldi per poter realizzare i nostri progetti.
Ad ogni modo in questi giorni ho incontrato un po' di amici e abbiamo fatto un resoconto degli ultimi mesi e sono uscite fuori situazioni sentimentali alquanto interessanti.
Aperitivo n.1 Crema di caffè
Quando esci da una relazione che è durata per un numero oltraggioso di giorni, in cui hai speso giovinezza e amore senza alcun tipo di protezione, ritrovare una persona decente con cui passare il tempo è una fatica di Ercole. Perché in giro la piazza è gremita di single attraenti e dal buon carattere solo che trovarli non è compito facile e quando pensi di aver trovato una persona con cui potresti passare almeno una serata semi-romantica, tutto va in malora perché ciò che sembra ottimo sulla carta si rivela essere una persona impacciata, nervosa, nevrotica e soprattutto senza alcuna intenzione di prendere iniziativa.
Aperitivo n.2 Caffè macchiato freddo
C'è, esiste, è normale e pure intraprendente. Notte di fuoco, cena deliziosa e musica orecchiabile. Corpi che si avvolgono, gemiti, gocce di sudore e poi doccia finale. E dopo mesi a flirtare e una serata niente male, ti accorgi che no, non è scattato nulla. Pura attrazione fisica e intellettuale. Neanche i sapiosessuali saprebbero dare una risposta a tale dilemma ma è scientificamente dimostrato che anche il migliore degli appartamenti non regala la scintilla, la chimica, l'emozione di dire "Non vedo l'ora di farlo ancora."
Aperitivo n.3 Coca-cola con ghiaccio
Tutti abbiamo un passato, cicatrici e giorni da dimenticare, ma soprattutto tutti abbiamo giorni da raccontare e quando si tratta di relazioni finite, allora i giorni da raccontare si trasformano in cena di 3 ore, caffè e cocktail per mandare giù tutto ciò che si è detto. Dunque quando si tratta di relazioni finite bisogna sempre riunirsi e raccontare ogni minimo dettaglio, condividere, raccontare per due motivazioni basilari:
- trovare nuovi motivi per avere ragione e non passare per pazzo furioso
- trovare nuove sfaccettature della relazione che vivendole in prima persona non troveresti mai
Ma ora è estate, dunque il passato lo mettiamo sotto il tappeto, prendiamo i nostri amici e continuiamo con i nostri aperitivi, con le serate da ricordare e da dimenticare e poi, con calma, quando avremo tempo, prenderemo ciò che abbiamo messo sotto il tappeto e gli daremo una bella sistemata. Senza buttare nulla, perché il passato serve, lo sistemiamo in modo tale che non faccia spazio, che non ingombri troppo ma che ci ricordi qualcosa che merita di essere ricordato.
Ad ogni modo in questi giorni ho incontrato un po' di amici e abbiamo fatto un resoconto degli ultimi mesi e sono uscite fuori situazioni sentimentali alquanto interessanti.
Aperitivo n.1 Crema di caffè
Quando esci da una relazione che è durata per un numero oltraggioso di giorni, in cui hai speso giovinezza e amore senza alcun tipo di protezione, ritrovare una persona decente con cui passare il tempo è una fatica di Ercole. Perché in giro la piazza è gremita di single attraenti e dal buon carattere solo che trovarli non è compito facile e quando pensi di aver trovato una persona con cui potresti passare almeno una serata semi-romantica, tutto va in malora perché ciò che sembra ottimo sulla carta si rivela essere una persona impacciata, nervosa, nevrotica e soprattutto senza alcuna intenzione di prendere iniziativa.
Aperitivo n.2 Caffè macchiato freddo
C'è, esiste, è normale e pure intraprendente. Notte di fuoco, cena deliziosa e musica orecchiabile. Corpi che si avvolgono, gemiti, gocce di sudore e poi doccia finale. E dopo mesi a flirtare e una serata niente male, ti accorgi che no, non è scattato nulla. Pura attrazione fisica e intellettuale. Neanche i sapiosessuali saprebbero dare una risposta a tale dilemma ma è scientificamente dimostrato che anche il migliore degli appartamenti non regala la scintilla, la chimica, l'emozione di dire "Non vedo l'ora di farlo ancora."
Aperitivo n.3 Coca-cola con ghiaccio
Tutti abbiamo un passato, cicatrici e giorni da dimenticare, ma soprattutto tutti abbiamo giorni da raccontare e quando si tratta di relazioni finite, allora i giorni da raccontare si trasformano in cena di 3 ore, caffè e cocktail per mandare giù tutto ciò che si è detto. Dunque quando si tratta di relazioni finite bisogna sempre riunirsi e raccontare ogni minimo dettaglio, condividere, raccontare per due motivazioni basilari:
- trovare nuovi motivi per avere ragione e non passare per pazzo furioso
- trovare nuove sfaccettature della relazione che vivendole in prima persona non troveresti mai
Ma ora è estate, dunque il passato lo mettiamo sotto il tappeto, prendiamo i nostri amici e continuiamo con i nostri aperitivi, con le serate da ricordare e da dimenticare e poi, con calma, quando avremo tempo, prenderemo ciò che abbiamo messo sotto il tappeto e gli daremo una bella sistemata. Senza buttare nulla, perché il passato serve, lo sistemiamo in modo tale che non faccia spazio, che non ingombri troppo ma che ci ricordi qualcosa che merita di essere ricordato.
martedì 26 luglio 2016
Le tre prese di coscienza delle situazioni irrisolte
Ho passato l'ultimo weekend in Puglia con mia famiglia e ho fatto visita al mare e alle persone che più amo, soprattutto la nuova arrivata. Ad ogni modo, la spensieratezza doveva prendere il sopravvento e invece realizzato di non avere il potere di godermi a pieno quei momenti. Insomma cosa potrebbe distrarmi da una giornata di mare o da una cena in famiglia? Poi ho avuto l'illuminazione: situazioni irrisolte. Ce ne sono di tanti tipi e le mie solo per lo più lavorative e sentimentali. Ma se sulle lavorative ci si può lavorare, sapendo cosa fare e come farlo, sul lato sentimentale si gioca in due e capita di ritrovarsi in situazioni che diventano bizzarramente irrisolte.
La questione è semplice: ci si frequenta, ci si conosce, si inizia a instaurare un rapporto e poi in uno schiocco di dita tutto quello che si stava costruendo svanisce all'improvviso. Cade, scivola via con una facilità immensa mentre per costruire bisogna lavorare in modo duro e determinato. Ed è in quel momento, quando una situazione smette di essere chiara, che sopraggiunge la situazione irrisolta. Non sappiamo perché è finita, se è colpa nostra, se abbiamo fatto qualcosa di male o se semplicemente stavamo uscendo con la classica persona con problemi di affettività e comunicazione che da un momento all'altro ha avuto paura che le cose possano farsi serie e si è data alla fuga più veloce che poteva. O forse non ero abbastanza, che non è da escludere, anche se, ripensandoci, cene, sesso e messaggi romantici non avvengono se non c'è un'attrazione letale, almeno da parte mia.
Dunque la domanda è: come si esce da una situazione irrisolta?
Quando una storia finisce sappiamo come difenderci da noi stessi, ma quando è lasciata a metà, come ci dobbiamo comportare?
Fino a poche ore fa, il mio bisogno compulsivo di sapere dove fosse e con chi fosse era diventato abbastanza noioso, poi, dopo una presa di coscienza, ho realizzato che in fondo non mi interessa più di tanto il suo presente, ma il motivo per cui io non sia nel suo presente. Da questo sono giunto a una seconda presa di coscienza: non lo saprò mai. Si, perché è così: se una persona vuole, nel 2016, nel parte digitale del mondo, un modo per dirti qualsiasi cosa lo trova. Se non arrivano messaggi whatsapp, telegram, snapchat, facebook, twitter, instagram o anche dei semplici segnali di fumo, è perché evidentemente non c'è interesse a dare spiegazioni. Ed è grandioso arrivare alla terza presa di coscienza: non interessa più neanche a me. Perché non voglio avere una relazione con chi non sa dire quello che pensa, con chi non sa affrontare una conversazione spinosa, con chi evidentemente ha così tanto bisogno di amore e così tanta paura di darlo e riceverlo, da sentirsi con più persone solo per avere la sicurezza che almeno virtualmente, per un secondo, conta qualcosa. E dunque è perfetto così, è andata come doveva andare solo per farmi arrivare alla conclusione che ci sono tipologie di persone con cui passerei un'intera vita insieme e altre che, nonostante un sex appeal notevole, voglio eliminare dalla lista delle possibilità.
Dunque per ricapitolare le mie prese di coscienza sulle situazioni irrisolte sono:
1) se diventi uno stalker, devi riconoscerlo e affrontare il problema
2) ci sono domande a cui non è dato sapere la risposta
3) se ti ritrovi in una situazione irrisolta, domandati se quella persona merita ancora la tua attenzione
Ultima cosa, in conclusione: non siete sbagliati voi, non avete problemi voi, sono loro che hanno problemi di comunicazione e di affettività abbastanza gravi.
Dunque su col morale e NEXT!
La questione è semplice: ci si frequenta, ci si conosce, si inizia a instaurare un rapporto e poi in uno schiocco di dita tutto quello che si stava costruendo svanisce all'improvviso. Cade, scivola via con una facilità immensa mentre per costruire bisogna lavorare in modo duro e determinato. Ed è in quel momento, quando una situazione smette di essere chiara, che sopraggiunge la situazione irrisolta. Non sappiamo perché è finita, se è colpa nostra, se abbiamo fatto qualcosa di male o se semplicemente stavamo uscendo con la classica persona con problemi di affettività e comunicazione che da un momento all'altro ha avuto paura che le cose possano farsi serie e si è data alla fuga più veloce che poteva. O forse non ero abbastanza, che non è da escludere, anche se, ripensandoci, cene, sesso e messaggi romantici non avvengono se non c'è un'attrazione letale, almeno da parte mia.
Dunque la domanda è: come si esce da una situazione irrisolta?
Quando una storia finisce sappiamo come difenderci da noi stessi, ma quando è lasciata a metà, come ci dobbiamo comportare?
Fino a poche ore fa, il mio bisogno compulsivo di sapere dove fosse e con chi fosse era diventato abbastanza noioso, poi, dopo una presa di coscienza, ho realizzato che in fondo non mi interessa più di tanto il suo presente, ma il motivo per cui io non sia nel suo presente. Da questo sono giunto a una seconda presa di coscienza: non lo saprò mai. Si, perché è così: se una persona vuole, nel 2016, nel parte digitale del mondo, un modo per dirti qualsiasi cosa lo trova. Se non arrivano messaggi whatsapp, telegram, snapchat, facebook, twitter, instagram o anche dei semplici segnali di fumo, è perché evidentemente non c'è interesse a dare spiegazioni. Ed è grandioso arrivare alla terza presa di coscienza: non interessa più neanche a me. Perché non voglio avere una relazione con chi non sa dire quello che pensa, con chi non sa affrontare una conversazione spinosa, con chi evidentemente ha così tanto bisogno di amore e così tanta paura di darlo e riceverlo, da sentirsi con più persone solo per avere la sicurezza che almeno virtualmente, per un secondo, conta qualcosa. E dunque è perfetto così, è andata come doveva andare solo per farmi arrivare alla conclusione che ci sono tipologie di persone con cui passerei un'intera vita insieme e altre che, nonostante un sex appeal notevole, voglio eliminare dalla lista delle possibilità.
Dunque per ricapitolare le mie prese di coscienza sulle situazioni irrisolte sono:
1) se diventi uno stalker, devi riconoscerlo e affrontare il problema
2) ci sono domande a cui non è dato sapere la risposta
3) se ti ritrovi in una situazione irrisolta, domandati se quella persona merita ancora la tua attenzione
Ultima cosa, in conclusione: non siete sbagliati voi, non avete problemi voi, sono loro che hanno problemi di comunicazione e di affettività abbastanza gravi.
Dunque su col morale e NEXT!
martedì 12 luglio 2016
Le 5 cose che ho amato e le 5 cose che ho odiato di Milano
La mia partenza è imminente: ho la casa piena di bagagli vuoti, pieni, semi-vuoti, semi-pieni, lavatrici da fare ma soprattutto, prima della mia partenza per Roma, ho un esame da dare. Sono dunque sull'orlo della disperazione!
Ad ogni modo mi sono trasferito a Milano un anno e mezzo fa e in questo periodo ho tentato di vivere le proposte della città e ho voluto stilare una lista, un piccolo decalogo diviso in una top five delle cose che ho amato e in una top five delle cose che ho odiato.
Iniziamo!
10. Ho odiato l'assenza di comunicazione, di garbo e cortesia. Perché a Milano se sei alla fermata del tram, sei rigorosamente con le cuffie o con gli occhi puntati sul telefono. Non c'è possibilità di incontro, chiacchiera o scambio anche solo per dire: "Che tempo di merda!" quando sei in pieno novembre e sta grandinando da 2 settimane.
9. Ho amato lo scorrere del tempo: tutto veloce, pieno, costantemente in crescita, non ti fermi mai e quando lo fai vai in estasi mistica. Però il tempo è speso bene tra le mille cose da fare e vai a letto soddisfatto, stanco ma soddisfatto.
8. Ho odiato il tempo, perché bello non è. In inverno è una continua pioggia che non ti lascia respirare, in estate è afa, caldo, umido e appiccicaticcio. Un vero inferno.
7. Ho amato le mostre, le esibizioni, gli eventi e la cultura diffusa. Ogni giorno si può vedere qualcosa e si può imparare qualcosa. Basta girare l'angolo e ti ritrovi di fronte alla casa in cui ha abitato un grande uomo del passato o alla galleria di un giovane artista in ascesa.
6. Ho odiato come cambiano in fretta le persone che partono dal Centro e dal Sud per studiare o lavorare qui. Perdono tutta l'energia e la gioia dei posti in cui sono nati e si abbandonano allo snobbismo di Corso Como, della Virgin e della moda dell'ultimo momento.
5. Ho amato il lavoro e le possibilità lavorative per i giovani. Qui il lavoro c'è e anche tanto, perché ai giovani le possibilità vengono date e alcuni guadagnano anche molto con il loro primo impiego. Qui il lavoro è sacro ed è formativo, eccitante e non annoia mai.
4. Ho odiato gli schiavi del lavoro, quelli che il lavoro te lo fanno odiare, quelli che si devono mettere in mostra, che non accettano interferenze e soprattutto appendono la loro vita al chiodo per un lavoro probabilmente temporaneo solamente per poter tornare a casa la sera e dire quanto dura sia la vita.
3. Ho amato l'università e gli eventi a cui ho partecipato, perché erano organizzati alla perfezione ed erano formativi, creativi e coinvolgenti. Per alcuni corsi universitari e per alcuni eventi sono uscito dalla porta sempre con nuove idee da sviluppare.
2. Ho odiato la mancanza di relazionarsi delle persone, la mancanza di coraggio diffuso di dirsi le cose in faccia, di esporre le proprie problematiche e di osare un po' di più.
1. Ho amato la facilità della vita in città, perché Milano è piccola, facile da percorrere, piena di servizi eccellenti e di luoghi che ti tolgono il fiato. In qualsiasi posto potrai trovarti, vedrai bellezza e diversità, e accettazione e novità. Per questo è la città della moda: qui tutto ciò che è diverso è accettato.
Questo è il mio personale decalogo delle cose che ho amato e odiato di questa meravigliosa città.
Fatemi sapere se siete d'accordo!
Ad ogni modo mi sono trasferito a Milano un anno e mezzo fa e in questo periodo ho tentato di vivere le proposte della città e ho voluto stilare una lista, un piccolo decalogo diviso in una top five delle cose che ho amato e in una top five delle cose che ho odiato.
Iniziamo!
10. Ho odiato l'assenza di comunicazione, di garbo e cortesia. Perché a Milano se sei alla fermata del tram, sei rigorosamente con le cuffie o con gli occhi puntati sul telefono. Non c'è possibilità di incontro, chiacchiera o scambio anche solo per dire: "Che tempo di merda!" quando sei in pieno novembre e sta grandinando da 2 settimane.
9. Ho amato lo scorrere del tempo: tutto veloce, pieno, costantemente in crescita, non ti fermi mai e quando lo fai vai in estasi mistica. Però il tempo è speso bene tra le mille cose da fare e vai a letto soddisfatto, stanco ma soddisfatto.
8. Ho odiato il tempo, perché bello non è. In inverno è una continua pioggia che non ti lascia respirare, in estate è afa, caldo, umido e appiccicaticcio. Un vero inferno.
7. Ho amato le mostre, le esibizioni, gli eventi e la cultura diffusa. Ogni giorno si può vedere qualcosa e si può imparare qualcosa. Basta girare l'angolo e ti ritrovi di fronte alla casa in cui ha abitato un grande uomo del passato o alla galleria di un giovane artista in ascesa.
6. Ho odiato come cambiano in fretta le persone che partono dal Centro e dal Sud per studiare o lavorare qui. Perdono tutta l'energia e la gioia dei posti in cui sono nati e si abbandonano allo snobbismo di Corso Como, della Virgin e della moda dell'ultimo momento.
5. Ho amato il lavoro e le possibilità lavorative per i giovani. Qui il lavoro c'è e anche tanto, perché ai giovani le possibilità vengono date e alcuni guadagnano anche molto con il loro primo impiego. Qui il lavoro è sacro ed è formativo, eccitante e non annoia mai.
4. Ho odiato gli schiavi del lavoro, quelli che il lavoro te lo fanno odiare, quelli che si devono mettere in mostra, che non accettano interferenze e soprattutto appendono la loro vita al chiodo per un lavoro probabilmente temporaneo solamente per poter tornare a casa la sera e dire quanto dura sia la vita.
3. Ho amato l'università e gli eventi a cui ho partecipato, perché erano organizzati alla perfezione ed erano formativi, creativi e coinvolgenti. Per alcuni corsi universitari e per alcuni eventi sono uscito dalla porta sempre con nuove idee da sviluppare.
2. Ho odiato la mancanza di relazionarsi delle persone, la mancanza di coraggio diffuso di dirsi le cose in faccia, di esporre le proprie problematiche e di osare un po' di più.
1. Ho amato la facilità della vita in città, perché Milano è piccola, facile da percorrere, piena di servizi eccellenti e di luoghi che ti tolgono il fiato. In qualsiasi posto potrai trovarti, vedrai bellezza e diversità, e accettazione e novità. Per questo è la città della moda: qui tutto ciò che è diverso è accettato.
Questo è il mio personale decalogo delle cose che ho amato e odiato di questa meravigliosa città.
Fatemi sapere se siete d'accordo!
venerdì 8 luglio 2016
Un bilancio apparentemente negativo
"Tutto accade per un motivo" è la mia frase guida, è la soluzione a tutti i problemi e agli ostacoli che ho incontrato in questi anni. "Tutto accade per un motivo" è una forma di protezione e di riflessione che permette di evolverti dallo stato di confusione, a uno stato di chiarezza e consapevolezza. Ecco perché ogni volta che cado, che inciampo, che qualcosa va storto, riesco a mantenere la calma perché mi ricordo che "Tutto accade per un motivo".
Poco più di un anno e mezzo fa, decisi di stravolgere la mia vita, di trasferirmi per cercar fortuna, spinto dall'ambizione, dalla giovinezza e dalla fame di esperienza. Dopo un anno e mezzo ora sono di ritorno a casa e posso fare il conto di questa mia esperienza. Il risultato è, apparentemente, estremamente negativo: ho perso tanto, tra cui me stesso e la motivazione che mi ha spinto a trasferirmi, ho ricevuto tante porte in faccia e ho lasciato che le situazioni prendessero il sopravvento senza riuscire a controllarle. Un disastro di dimensioni epiche.
Ma questa è l'apparenza. Nella realtà il conto è totalmente positivo. In un anno e mezzo ho imparato più cose su me stesso di quelle che ho imparato in 22 anni di quieta e protetta vita che ho vissuto prima di partire. La mia ambizione è maturata, i miei progetti hanno preso forma, le mie competenze sono cresciute e ho incontrato così tante persone negative e poco propositive che ho capito perfettamente chi voglio che sia al mio fianco nei giorni a venire. Ma ho incontrato anche l'amicizia, un po' di amore e un'esperienza lavorativa che consiglierei a chiunque. Ho conosciuto il Nord e la sua testa e i suoi sentimenti, così diversi dal Centro e dal Sud.
Nelle prossime settimane parlerò proprio di questo: le differenze tra questi due poli di uno stesso paese.
Auguro a tutti di poter fare un viaggio come il mio, alla scoperta della propria personalità, delle proprie debolezze e dei propri punti di forza. Un viaggio difficile ma spettacolare.
Al prossimo articolo e se vi è piaciuto condividete e mettete mi piace alla pagina Facebook!
C. :)
Poco più di un anno e mezzo fa, decisi di stravolgere la mia vita, di trasferirmi per cercar fortuna, spinto dall'ambizione, dalla giovinezza e dalla fame di esperienza. Dopo un anno e mezzo ora sono di ritorno a casa e posso fare il conto di questa mia esperienza. Il risultato è, apparentemente, estremamente negativo: ho perso tanto, tra cui me stesso e la motivazione che mi ha spinto a trasferirmi, ho ricevuto tante porte in faccia e ho lasciato che le situazioni prendessero il sopravvento senza riuscire a controllarle. Un disastro di dimensioni epiche.
Ma questa è l'apparenza. Nella realtà il conto è totalmente positivo. In un anno e mezzo ho imparato più cose su me stesso di quelle che ho imparato in 22 anni di quieta e protetta vita che ho vissuto prima di partire. La mia ambizione è maturata, i miei progetti hanno preso forma, le mie competenze sono cresciute e ho incontrato così tante persone negative e poco propositive che ho capito perfettamente chi voglio che sia al mio fianco nei giorni a venire. Ma ho incontrato anche l'amicizia, un po' di amore e un'esperienza lavorativa che consiglierei a chiunque. Ho conosciuto il Nord e la sua testa e i suoi sentimenti, così diversi dal Centro e dal Sud.
Nelle prossime settimane parlerò proprio di questo: le differenze tra questi due poli di uno stesso paese.
Auguro a tutti di poter fare un viaggio come il mio, alla scoperta della propria personalità, delle proprie debolezze e dei propri punti di forza. Un viaggio difficile ma spettacolare.
Al prossimo articolo e se vi è piaciuto condividete e mettete mi piace alla pagina Facebook!
C. :)
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