martedì 25 agosto 2015

L'importanza di un "mi piace": il sesso, la droga, il rock&roll.

Il tasto "mi piace", quel problema paragonabile agli shorts inguinali maschili e all'uso ancora legalizzato delle ballerine. Perché il "mi piace" è un'arma di distruzione di massa e cosa ti puoi aspettare da uno studente americano che ha piegato il mondo con una piattaforma per "comunicare"?

Ad ogni modo, evitando il razzismo involontario, il "mi piace" sarà anche un'arma ma tutti ne vanno ghiotti e soprattutto se si rientra nella categoria:
1) Single
2) Giovane
3) Sole

Ma analizziamole con più sagacia.

Se sei single, non importa quanto tu sia indipendente, sei carne fresca pronta per essere divorata, se sei anche di bell'aspetto e con un fisico da pornostar, sei l'equivalente di un carboidrato per chi conduce una dieta low carbs. Se sei single alle volte le certezze vacillano, soprattutto se sei reduce da appuntamenti scadenti, da sesso scadente e da vacanze estive coronate dal "perché sei single" dei parenti tutti. L'autostima si abbassa, è inevitabile ma una foto o un post con molti "mi piace", per qualche disturbato motivo, migliora il morale. Sopratutto quando inizia il sesso su Facebook.
Si, amici e amiche di MondialCasa, c'è gente che fa sesso su Facebook e vi spiego come. Si inizia da un flirt selvaggio di "mi piace" tra le parti giuridiche: io metto "mi piace" a te, tu a me. E data la giusta quantità di apprezzamenti silenziosi, si inizia a commentare in modo invasivo e/o discreto allo stesso tempo. Una lotta di potere in cui non si sa chi ha più l'ormone in perizia psichiatrica tra i due.
Solitamente questo coito finisce con lo sguardo attirato da un esemplare che ci attira di più. Perché chi ama questi giochetti solitamente non c'ha le palle di organizzare un incontro non virtuale.

Se sei giovane hai le 3 I: ingenuo, incosciente, ignorante. Ovvero non conosci minimamente la questione dell'amor proprio e pubblichi stronzate varie elemosinando "mi piace" e utilizzando hashtag della serie "likeforlike". Si, perché i giovani adolescenti hanno tempo di fare queste cose, i giovani adulti no, sono già alle prese con ex da sorvegliare, feste a cui partecipare, chili da dover perdere sia per sfanculare l'ex, sia per partecipare alle feste senza sentirsi un derelitto al confino. Per i giovani ex bimbiminkia, ora InstagramGeneration avere "mi piace" è la nuova droga. Non si fuma, non si beve ma si cercano "mi piace", postando foto e pensieri così brutti che creano spavento ai libri di grammatica e ai fotografi professionisti.

Infine l'ultima categoria, quella che mi irrita di più al mondo, perché capisco che una donna o un uomo di mezz'età si sveglino un giorno e si accorgano di non aver realizzato nessuno dei loro sogni e giustamente si rincoglioniscono in pochi giorni, ma da un ventenne questa solitudine dei numeri primi non la sopporto. Le persone sole non solo realmente sole, sono solo a caccia di visibilità. Sono le veline del 2000 ribaltate a copie uguali di persone insignificanti e senza stile. Le persone di questo genere elemosinano "mi piace" nel modo più deprimente possibile: dandosi un'aria provocante e sexy nelle foto e divertente e intrigante nei post. Il problema sta che di provocano solo conati e che vorresti farli picchiare da tutto il cast di Zelig per quanto inutili appaiono i loro post. Sono quelli che postano solo cose divertenti, perché per il mondo loro sono persone che hanno una vita divertente, spensierata, alternativa. Se il venerdì sera si esce con gli amici, loro godranno nel costringere le loro amicizie a farsi foto da mignottoni e/o puttanieri ricchi con bottiglie da 1000 euro divise per 20 persone. Ma il venerdì sera che stanno a guardare "Mamma ho perso l'aereo" non lo postano, perché non catturerebbe "mi piace".

Ecco, cacciatori di "mi piace", esseri squisitamente deliziosi, utilizzate tutto il vostro corpo e la vostra mente per poter catturare quanti più "mi piace" possibile, così da diventare nuove Facebook star che di quante ce ne stanno non esiste uno che emerge sugli altri. Poi quando deciderete che l'approvazione degli altri non è poi così importante vedrete che questa patologia andrà via proprio come le fastidiose frasi simpatiche che scrivete per dar da mangiare al mostro della solitudine che vi divora le interiora.

martedì 4 agosto 2015

Quelli che hanno conosciuto l'amore

Accade spesso che superati i 20 anni si pensi al passato come ad un periodo glorioso, si guardi al futuro con incertezza e si riflette sul presente, su ciò che ci piace e su cosa non ci piace delle nostre vite. Succede di solito prima di andare a dormire, dopo una giornata quanto meno di routine, che i nostri pensieri sul cuscino diventano più vividi e i desideri affiorano.
Ma quanto meno abbiamo la giovinezza dalla nostra: tutto può ancora accadere. E questa è la frase che ci diciamo con speranza prima di andare a letto.
Purtroppo siamo invece degli inguaribili cinici quando pensiamo alle nostre relazioni sentimentali. Passati i 20 siamo preda di orribili cicatrici che hanno deturpato ciò che era puro, inviolato e candido. No, non parlo della verginità, parlo dell'amore. Quando si hanno 20 anni o poco più, l'amore ha incrociato le nostre vite e per i più sfortunati come è arrivato, così se ne è andato. Di certo è un qualcosa di naturale, di fisiologico ma fa pur sempre male.
Dopo i 20 anni cambiamo inevitabilmente: amici, luoghi, situazioni e credi. Si può affermare che sia inevitabile che le coppie nate al liceo possano trovare fine in modo molto semplice. Questo non le contrassegna come deboli o poco innamorate, ma semplicemente come due parti che hanno preso strade diverse. Ripeto: è naturale che funzioni così.

Ciò che invece terrorizza di più e non rincontrare più l'amore. Purtroppo dopo la prima storia inizia un processo incontrollato che porta al paragonare ogni nuova situazione con quella precedente, con il Primo Amore. Che sia crudele e ingiusto o meno, funziona così, nonostante nella nostra testa sappiamo che le relazioni non sono gestite dalla testa, ma dal cuore.

Così prima di andare a letto, ci ricordiamo che siamo giovani e che tutto può ancora accadere, ma quando si parla di amore il mantra ha ancora effettivamente potere?
No, e sapete perché? Perché siamo giovani ed è proprio la giovinezza a renderci insicuri e perché sappiamo che non siamo fatti per stare da soli ma neanche per buttarci nella prima relazione che ci capita. Quelli che hanno conosciuto l'amore non si accontentano di una storia di comodo sperando che il fulmine arrivi e che i sentimenti affiorino da un passato sopito. Quelli che hanno conosciuto l'amore vogliono le scosse, il temporale e il battito cardiaco percepibile: se nella morte quel battito si fermerà, vogliamo che sia nel momento in cui ci sentiamo più vivi che potremo sentirlo in modo più distinto che mai.

mercoledì 29 luglio 2015

(Dis)Equilibrio

Mi hanno chiesto di noi e non ho saputo rispondere.
Mi hanno chiesto di me e ho mentito.
Mi hanno chiesto di te e avrei potuto parlare per ore.

Inevitabilmente si cresce e si cercano sempre risposte alle numerose domande che si moltiplicano nella nostra testa. Solitamente ci si chiede cosa va bene e cosa no, cosa vorremmo cambiare e cosa vorremmo riavere e cosa siamo disposti a perdere perché qualcosa cambi. Siamo dunque tutti alla ricerca di un equilibrio che pur precario, è ciò che desideriamo prima di andare a letto.
Ma davvero ciò che desideriamo porta all'equilibrio? E questo equilibrio è davvero la chiave per la felicità?

Ecco perché l'equilibrio è un'illusione, è una caccia ad una creatura mitologica impartita da libri, film e canzonette estive. La vita non è che, invece, disequilibrio.
Pensateci:
la prima volta che siete stati innamorati eravate sicuri?
la prima volta che avete avuto un successo eravate in piena forma?
la prima volta che avete fatto l'amore eravate tranquilli?

No, le emozioni non sono che un gorgoglio vulcanico pronto a esplodere e nelle esplosioni non c'è equilibrio ma caos costante ed è di quel caos che si nutrono le emozioni umane.
Non c'è vita nella tranquillità, c'è vita nel vigore dell'instabilità e per quanto folle possa sembrare, ricordate le vostre prime volte, ricordate l'adrenalina, il sudore e la paura: ricorderete che è proprio da lì, dall'incertezza, che sono nati momenti che saremmo disposti a tutto pur di rivivere.

lunedì 27 luglio 2015

Lettera aperta ai "Quando pensi di fidanzarti?"

Cari parenti tutti e di tutti,
sono qui perché voglio parlarvi. Parlo a nome di tutti i nipoti single del globo: basta chiedere quando ci fidanziamo.
Noi lo sappiamo: voi ci amate e volete la nostra felicità. Ma chi ve lo dice che la nostra felicità è legarci a doppio nodo con qualcuno?
Perché non ci chiedete, invece, se siamo felici? Sicuramente vi risponderemo con una bugia ma non è quello l'importante.
Parenti tutti, chiedeteci se siamo innamorati, chiedeteci se siamo soddisfatti delle nostre vite e non se abbiamo qualcuno con cui condividerle perché non è quello l'importante. Chiedeteci se stiamo lavorando e se la salute è perfetta, perché il lavoro e la salute sono già due cardini importanti per una vita buona. Chiedeteci se abbiamo dei progetti perché chi non ha progetti, in sostanza, non vive e voi non volete che i vostri nipoti siano nullafacenti.
Davvero famigliari, basta chiederci se c'è una donna o un uomo a cui siamo legati perché non è importante né a 20, né a 30 e né a 40 anni.

Capiteci, siamo nell'era della comunicazione tecnologica, non di quella relazionale. Le relazioni ormai sono problematiche più di quanto lo fossero ai vostri tempi. Voi non avevate telefoni o mezzi di distrazione mentre noi invece siamo contaminati da comunicazione passiva e confusa. Invece di chiederci se abbiamo qualcuno, parlateci di come vi siete innamorati del nonno o della nonna, ispirateci, dateci conforto, perché se siamo single è anche perché in questo periodo la solitudine è il motore delle relazioni. Si, cari avi, i miei coetanei decidono di avere una relazione per riempire un vuoto e sono sicuro che voi non volete vederci accasati con una persona che non amiamo. Perché noi il vuoto decidiamo spontaneamente di non riempirlo, perché cerchiamo l'amore, non una relazione.

Dunque cari futuri antenati, non chiedeteci se siamo congiunti ad un altro corpo, ma se la nostra anima sta bene. Chiedeteci se siamo innamorati, perché forse, in quel momento, lo domanderemo anche noi a noi stessi e forse troveremo la risposta illuminante.

Vi vogliamo bene.

mercoledì 22 luglio 2015

LinkedIn: il social network dei professionisti

I social network sono principalmente dei canali di comunicazione tra conoscenti e amici. O almeno, quella era l'idea iniziale da cui sono nati. Eppure tramite i social network si può fare molto per trovare un lavoro: LavoriAmo non è infatti un gruppo di Facebook?

Ecco, i social network possono essere uno strumento utile per trovare lavoro e per creare un personal branding capace e utile alle nostre necessità.

Oggi volevo parlarvi di LinkedIn, il social network dei professionisti.
In pochi lo usano in Italia ma all'estero è un must per chi vuole creare una carriera perché su LinkedIn ci sono tutte le aziende e i luoghi di lavoro, sia quelli noti che quelli meno noti, e anche i dipendenti di esse. In questo modo ognuno può, tramite delle opzioni date dal sito, scrivere il proprio curriculum vitae in un modo ancora più funzionale del solito metodo cartaceo.

Perché può aiutare a trovare lavoro?
Perché tra i dipendenti di un'azienda ci sono anche i reclutatori e saranno proprio loro a cercare chi assumere a seconda delle proprie esigenze aziendali.

E poi con LinkedIn si può creare una rete di colleghi ed ex colleghi che possono testimoniare tramite i loro commenti, l'esperienza che hanno avuto nel lavorare con altre persone migliorando così sia il personal branding che la notorietà nei confronti dei reclutatori.

L'ultimo consiglio che vi voglio dare prima di iscrivervi a LinkedIn è ricercare il materiale che può essere utile per completare il vostro profilo: ricerche, pubblicazioni e attestati, saranno la chiave per differenziarvi con il resto degli utenti!


martedì 21 luglio 2015

Voglio essere single, ma insieme a te, con dignità

Voglio che tu esca a bere una birra con gli amici. Voglio che, nel pieno dei postumi di una sbornia, tu non mi chiami chiedendomi di raggiungerti perché non sono una badante e non dirmi che vuoi stringermi tra le tue braccia, perché sei ubriaco, probabilmente vomiterai.
Voglio che, appena sveglio, parli con me di tutto quello che ti passa per la testa ma che ti senta libero di fare dei piani diversi per il resto della giornata, basta che non siano cazzate incoscienti perché sei vicino ai 30 e non mi sembra il caso di lasciare il lavoro per andare a vivere nella foresta. Io farò altrettanto.

Voglio che mi racconti delle tue serate con gli amici. Che tu mi dica di quella ragazza al bar che non smetteva di guardarti, che ti faccia una foto con lei, così dopo aver massacrato te, andrò da lei. Non voglio che mi scrivi quando sei ubriaco per dirmi cose senza senso, solo per assicurarti che anche io ti sto pensando, perché non ti sto pensando, sto dormendo.

Voglio ridere mentre facciamo l'amore, magari perché ci sentiamo goffi mentre sperimentiamo tra le lenzuola e non perché sei impedito. Voglio che, mentre siamo con i nostri amici, tu mi prenda per mano e mi porti in un'altra stanza perché non resisti più e vuoi fare l'amore con me proprio lì, in quel momento. Già ci vedo mentre cerchiamo di essere più silenziosi possibile per non farci sentire. Poi però non criticarmi se leggo "50 sfumature di grigio".

Voglio mangiare con te, voglio sentirmi libera di parlarti di me e che tu faccia lo stesso. Voglio immaginare l'appartamento dei nostri sogni, pur sapendo che forse non andremo mai a vivere insieme, perché molto probabilmente mi lascerai se parlo ancora di quell'appartamento. Voglio che tu mi racconti dei tuoi piani senza capo né coda. Voglio che tu mi sorprenda, che tu mi dica "Prendi il passaporto, partiamo!" e che tu paghi per me, perché studio e non ho un soldo.

Voglio aver paura insieme a te, però i ragni gli schiacci tu. Voglio fare cose che non farei con nessun altro, solo perché con te mi sento sicura. Voglio rientrare a casa ubriaca dopo una serata con gli amici e non voglio che tu mi prenda il viso tra le mani, mi baci e mi stringa forte, perché sono un'ubriacona: vomito anche io.

Voglio che tu abbia la tua vita, che decida su due piedi di partire per un viaggio e che tu lo faccia conscio che al tuo ritorno io sarò con un altro. Voglio che mi lasci qui, sola e annoiata, ad aspettare che appaia un tuo "ciao" su Facebook così da lasciarmi tu quando ti racconterò che per tutta la tua vacanza non ho fatto altro che stare su Facebook. Non voglio sempre partecipare alle tue serate fuori e non voglio sempre doverti invitare alle mie. Così potremo raccontarcele a vicenda il giorno dopo.

Voglio qualcosa che sia, allo stesso tempo, semplice... ma non troppo. Qualcosa che mi metta in testa mille domande ma che mi consenta di conoscere la risposta appena sono vicina a te. Voglio che pensi che io sia bellissima, che tu sia orgoglioso di dirlo quando siamo insieme. Voglio sentirti dire che mi ami, proprio come farò io con te. Voglio che mi lasci camminare davanti a te così puoi goderti la vista del mio sedere, sapendo che è l'unico che puoi fissare.

Voglio fare dei piani, anche se non sappiamo se li realizzeremo oppure no. Voglio essere tua amica, la persona con la quale ami uscire e divertirti. Voglio che non perda il desiderio di flirtare con altre donne, ma che torni da me sempre, quando la serata volge al termine, soprattutto quando hai voglia di essere picchiato, perché se torni da me e mi racconti una cosa del genere, posso solo che picchiarti. Perché forse io sarò andata a casa prima, senza di te e tu come uno stronzo non mi hai seguita. Voglio essere la persona con cui adori fare l'amore ed addormentarti subito dopo. La persona che si leva di torno mentre lavori e che adora osservarti quando ti perdi nella musica che ami. Voglio avere una vita da single, ma con te. Così la nostra vita di coppia potrà essere uguale a quella che abbiamo oggi, come single, ma vissuta insieme, sicuri che insieme non ci saremo per tanto tempo.

Un giorno ti troverò, con dignità.

Storie di peccati: Invidia

Erano le povere orfane del villaggio e tutti lo sapevano.
Quando i loro genitori morirono per la malattia che aveva contagiato il villaggio, loro due, protette da una benedizione divina si salvarono.
La loro casa fu bruciata per evitare il contagio, così Invidia, ormai adolescente, e sua sorella Passione, poco più che una neonata, trovarono rifugio nel bosco. Invidia perse giovinezza e bellezza pur di badare alla sorella e rifiutò molte attenzioni da parte di pretendenti che sapevano della presenza di una fanciulla nei boschi.
Per lei la vita era una missione per far crescere la minore in gioia e spensieratezza caricandosi lei di oneri non adatti ad una giovane della sua età.

Passarono gli anni e Passione era oramai grande abbastanza per potersi occupare di sé mentre Invidia continuava a invecchiare e ormai la sua bellezza era già sfiorita da tempo. Passione un giorno si presentò nella sua casa accompagnata da un giovane. Disse alla sorella che si sarebbe sposata e che avrebbe avuto un bambino.

Invidia sorrise ma allo stesso tempo tramava alle spalle della sorella. Dopo una vita passata nei  boschi ne conosceva i segreti e le proprietà delle piante che lì crescevano. Così prese quelle più velenose che conosceva, ne fece un infuso e lo diede al futuro marito della sorella che cadde morto dopo qualche secondo.

Passione, conosciuta la verità si allontanò dalla sorella e sua figlia, Vendetta, ucciderà la zia allo stesso modo in cui essa stessa uccise il padre anni prima.
Ora il suo corpo giace nel bosco, coperto di erba velenosa.