La mia partenza è imminente: ho la casa piena di bagagli vuoti, pieni, semi-vuoti, semi-pieni, lavatrici da fare ma soprattutto, prima della mia partenza per Roma, ho un esame da dare. Sono dunque sull'orlo della disperazione!
Ad ogni modo mi sono trasferito a Milano un anno e mezzo fa e in questo periodo ho tentato di vivere le proposte della città e ho voluto stilare una lista, un piccolo decalogo diviso in una top five delle cose che ho amato e in una top five delle cose che ho odiato.
Iniziamo!
10. Ho odiato l'assenza di comunicazione, di garbo e cortesia. Perché a Milano se sei alla fermata del tram, sei rigorosamente con le cuffie o con gli occhi puntati sul telefono. Non c'è possibilità di incontro, chiacchiera o scambio anche solo per dire: "Che tempo di merda!" quando sei in pieno novembre e sta grandinando da 2 settimane.
9. Ho amato lo scorrere del tempo: tutto veloce, pieno, costantemente in crescita, non ti fermi mai e quando lo fai vai in estasi mistica. Però il tempo è speso bene tra le mille cose da fare e vai a letto soddisfatto, stanco ma soddisfatto.
8. Ho odiato il tempo, perché bello non è. In inverno è una continua pioggia che non ti lascia respirare, in estate è afa, caldo, umido e appiccicaticcio. Un vero inferno.
7. Ho amato le mostre, le esibizioni, gli eventi e la cultura diffusa. Ogni giorno si può vedere qualcosa e si può imparare qualcosa. Basta girare l'angolo e ti ritrovi di fronte alla casa in cui ha abitato un grande uomo del passato o alla galleria di un giovane artista in ascesa.
6. Ho odiato come cambiano in fretta le persone che partono dal Centro e dal Sud per studiare o lavorare qui. Perdono tutta l'energia e la gioia dei posti in cui sono nati e si abbandonano allo snobbismo di Corso Como, della Virgin e della moda dell'ultimo momento.
5. Ho amato il lavoro e le possibilità lavorative per i giovani. Qui il lavoro c'è e anche tanto, perché ai giovani le possibilità vengono date e alcuni guadagnano anche molto con il loro primo impiego. Qui il lavoro è sacro ed è formativo, eccitante e non annoia mai.
4. Ho odiato gli schiavi del lavoro, quelli che il lavoro te lo fanno odiare, quelli che si devono mettere in mostra, che non accettano interferenze e soprattutto appendono la loro vita al chiodo per un lavoro probabilmente temporaneo solamente per poter tornare a casa la sera e dire quanto dura sia la vita.
3. Ho amato l'università e gli eventi a cui ho partecipato, perché erano organizzati alla perfezione ed erano formativi, creativi e coinvolgenti. Per alcuni corsi universitari e per alcuni eventi sono uscito dalla porta sempre con nuove idee da sviluppare.
2. Ho odiato la mancanza di relazionarsi delle persone, la mancanza di coraggio diffuso di dirsi le cose in faccia, di esporre le proprie problematiche e di osare un po' di più.
1. Ho amato la facilità della vita in città, perché Milano è piccola, facile da percorrere, piena di servizi eccellenti e di luoghi che ti tolgono il fiato. In qualsiasi posto potrai trovarti, vedrai bellezza e diversità, e accettazione e novità. Per questo è la città della moda: qui tutto ciò che è diverso è accettato.
Questo è il mio personale decalogo delle cose che ho amato e odiato di questa meravigliosa città.
Fatemi sapere se siete d'accordo!
martedì 12 luglio 2016
venerdì 8 luglio 2016
Un bilancio apparentemente negativo
"Tutto accade per un motivo" è la mia frase guida, è la soluzione a tutti i problemi e agli ostacoli che ho incontrato in questi anni. "Tutto accade per un motivo" è una forma di protezione e di riflessione che permette di evolverti dallo stato di confusione, a uno stato di chiarezza e consapevolezza. Ecco perché ogni volta che cado, che inciampo, che qualcosa va storto, riesco a mantenere la calma perché mi ricordo che "Tutto accade per un motivo".
Poco più di un anno e mezzo fa, decisi di stravolgere la mia vita, di trasferirmi per cercar fortuna, spinto dall'ambizione, dalla giovinezza e dalla fame di esperienza. Dopo un anno e mezzo ora sono di ritorno a casa e posso fare il conto di questa mia esperienza. Il risultato è, apparentemente, estremamente negativo: ho perso tanto, tra cui me stesso e la motivazione che mi ha spinto a trasferirmi, ho ricevuto tante porte in faccia e ho lasciato che le situazioni prendessero il sopravvento senza riuscire a controllarle. Un disastro di dimensioni epiche.
Ma questa è l'apparenza. Nella realtà il conto è totalmente positivo. In un anno e mezzo ho imparato più cose su me stesso di quelle che ho imparato in 22 anni di quieta e protetta vita che ho vissuto prima di partire. La mia ambizione è maturata, i miei progetti hanno preso forma, le mie competenze sono cresciute e ho incontrato così tante persone negative e poco propositive che ho capito perfettamente chi voglio che sia al mio fianco nei giorni a venire. Ma ho incontrato anche l'amicizia, un po' di amore e un'esperienza lavorativa che consiglierei a chiunque. Ho conosciuto il Nord e la sua testa e i suoi sentimenti, così diversi dal Centro e dal Sud.
Nelle prossime settimane parlerò proprio di questo: le differenze tra questi due poli di uno stesso paese.
Auguro a tutti di poter fare un viaggio come il mio, alla scoperta della propria personalità, delle proprie debolezze e dei propri punti di forza. Un viaggio difficile ma spettacolare.
Al prossimo articolo e se vi è piaciuto condividete e mettete mi piace alla pagina Facebook!
C. :)
Poco più di un anno e mezzo fa, decisi di stravolgere la mia vita, di trasferirmi per cercar fortuna, spinto dall'ambizione, dalla giovinezza e dalla fame di esperienza. Dopo un anno e mezzo ora sono di ritorno a casa e posso fare il conto di questa mia esperienza. Il risultato è, apparentemente, estremamente negativo: ho perso tanto, tra cui me stesso e la motivazione che mi ha spinto a trasferirmi, ho ricevuto tante porte in faccia e ho lasciato che le situazioni prendessero il sopravvento senza riuscire a controllarle. Un disastro di dimensioni epiche.
Ma questa è l'apparenza. Nella realtà il conto è totalmente positivo. In un anno e mezzo ho imparato più cose su me stesso di quelle che ho imparato in 22 anni di quieta e protetta vita che ho vissuto prima di partire. La mia ambizione è maturata, i miei progetti hanno preso forma, le mie competenze sono cresciute e ho incontrato così tante persone negative e poco propositive che ho capito perfettamente chi voglio che sia al mio fianco nei giorni a venire. Ma ho incontrato anche l'amicizia, un po' di amore e un'esperienza lavorativa che consiglierei a chiunque. Ho conosciuto il Nord e la sua testa e i suoi sentimenti, così diversi dal Centro e dal Sud.
Nelle prossime settimane parlerò proprio di questo: le differenze tra questi due poli di uno stesso paese.
Auguro a tutti di poter fare un viaggio come il mio, alla scoperta della propria personalità, delle proprie debolezze e dei propri punti di forza. Un viaggio difficile ma spettacolare.
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C. :)
domenica 3 luglio 2016
La verità è che non gli piaci abbastanza: un ripasso
"La verità è che non gli piaci abbastanza" non è solo un film uscito nel 2009, è più la Bibbia dei single in epoca post secondo secolo dopo Cristo. E la traduzione del titolo in italiano neanche rende troppo bene l'idea della conoscenza che questo film esprime già sin dal suo nome: "He's Just Not That Into You" ovvero "è solo che lui non è interessato a te"(traduzione poetica ma diretta). Semplice e non aperto alla speranza come "La verità è che non gli piaci abbastanza" che lascia le donne (e gli uomini) di tutto il mondo appesi al filo del "però gli piaccio, che è già qualcosa".
Il film è la cosa più illuminante dopo "Sex and the city" per quanto riguarda le relazioni sentimentali, è la risposta a dubbi notturni, mattutini e pomeridiani, alle interpretazioni di messaggi, emoticon e frasette del cazzo che si dicono alla fine di un appuntamento. E non è solo un problema delle donne ma anche un problema degli uomini e questo è l'unico aspetto che non mi piace del film: il tutto è al femminile e l'uomo è visto come una specie di Satana senza sentimenti e scrupoli di ogni sorta.
Ma andiamo al succo, a ciò che ha reso questo film celebre e celebrato da ogni single con una connessione a internet e un bagaglio di appuntamenti e di messaggi confusi alle spalle. Gli ammonimenti di Alex dovrebbero essere tatuati al posto di quei tribali assurdi per ricordarci che alle volte non c'è nulla di confuso: tutto è così com'è.
Primo Ammonimento: se un uomo (o una donna) ti tratta come se non gli importasse nulla di te, non gli importa nulla di te davvero.
Non esistono caratteri difficili, complicati e comportamenti che nascondono intenzioni di altro genere. Le persone sono così prese dalle loro vite che raramente si fanno trasportare da altri interessi e quando scatta l'interesse che smuove le loro noiose vite fatte di lavoro, stress e una linea da riprendere o mantenere, fanno di tutto per avere quello scossone nella propria vita.
Secondo Ammonimento: se un uomo (o una donna) ti dà il suo numero prima di chiederti il tuo, non gli piaci.
Ok, il colpo è duro perché state ripensando a tutte le volte in cui vi hanno dato il loro numero senza avervi chiesto il vostro. O ve lo siete scambiato reciprocamente ma sembra come se il vostro telefono possa solo fare chiamate, non riceverle. Beh, pensateci: se vi trovate in una festa e incontrate due persone, una interessante e l'altra molto meno a chi chiedereste il numero? Se lo facciamo noi perché non dovrebbero farlo anche gli altri?
Terzo Ammonimento: se un uomo (o una donna) mentono spudoratamente, scappa perché non gli piaci.
Siamo tutti impegnatissimi e questo è ovvio. Però per quello che vogliamo, 5 minuti si trovano sempre. Siamo reduci da giornate di lavoro stressanti ma c'è sempre la serata infrasettimanale, il giovedì universitario e quella festa di compleanno che viene di martedì a cui non possiamo proprio rinunciare. Ecco perché la storia del "ho l'agenda piena" non regge: volontà è possibilità. Tutto condito da una grande interesse, naturalmente.
Quarto Ammonimento: se un uomo (o una donna) non sentono la scintilla, è solo una scusa per dirti che non gli piaci.
Questo è l'unico ammonimento che non mi convince molto, perché sono il primo supporter della scintilla e delle sue conseguenze. A mio parere la piazza delle relazioni scarseggia un po', più che altro oltre agli impegni di ogni giorno si sono aggiunti anche la reputazione online e trovare un posto nel mondo che non ti faccia arrivare a quarant'anni chiedendoti "cosa ho fatto nella mia vita per essere ancora a questo punto?". Ma la storia della scintilla, a mio parere, è vera. Credo che con alcune persone si capisce tutto al primo incontro: sappiamo già se ci piacciono o meno. Non ho mai avuto dubbi su questo. Lo si sente da dentro se una situazione ci intriga o se preferiremmo stare a casa col pigiama a guardare serie tv. Sono quelle situazioni in cui il tempo sembra non passare mai, in cui l'intimità si crea immediatamente e sono anche le batoste più clamorose perché dall'altra parte si trova sempre mancanza di coraggio per dire cosa si prova.
Quinto Ammonimento: se un uomo (o una donna) stanno bene insieme con te, forse sei tu la loro eccezione.
L'eccezione è semplicemente la persona giusta con cui iniziare una storia, seriamente, senza troppe paranoie e con tanti progetti per il futuro. L'eccezione è quando scocca la scintilla per entrambi e non si ha paura di cogliere l'opportunità.
Per concludere questo film è da proiettare in tutte le case dei single e delle single ancora a caccia dell'amore e degli adolescenti così che possano capire che tutti questi giochetti sono una massa di stronzate che potrebbero essere evitate guardandosi negli occhi e dicendo cosa si prova realmente. Sarebbe un modo più onesto e meno doloroso che calarsi in una relazione senza prospettive, in cui uno dei due fantastica mentre l'altro invece neanche ci pensa minimamente. Alla fine il film invita solo a essere più coraggiosi, a buttarsi nel mare degli appuntamenti e a uscirne vivi e sempre con la voglia di creare e di costruire. Che poi è quello l'amore: una volta scattato per entrambi, è semplice costruzione. La demolizione non è per le eccezioni.
Il film è la cosa più illuminante dopo "Sex and the city" per quanto riguarda le relazioni sentimentali, è la risposta a dubbi notturni, mattutini e pomeridiani, alle interpretazioni di messaggi, emoticon e frasette del cazzo che si dicono alla fine di un appuntamento. E non è solo un problema delle donne ma anche un problema degli uomini e questo è l'unico aspetto che non mi piace del film: il tutto è al femminile e l'uomo è visto come una specie di Satana senza sentimenti e scrupoli di ogni sorta.
Ma andiamo al succo, a ciò che ha reso questo film celebre e celebrato da ogni single con una connessione a internet e un bagaglio di appuntamenti e di messaggi confusi alle spalle. Gli ammonimenti di Alex dovrebbero essere tatuati al posto di quei tribali assurdi per ricordarci che alle volte non c'è nulla di confuso: tutto è così com'è.
Primo Ammonimento: se un uomo (o una donna) ti tratta come se non gli importasse nulla di te, non gli importa nulla di te davvero.
Non esistono caratteri difficili, complicati e comportamenti che nascondono intenzioni di altro genere. Le persone sono così prese dalle loro vite che raramente si fanno trasportare da altri interessi e quando scatta l'interesse che smuove le loro noiose vite fatte di lavoro, stress e una linea da riprendere o mantenere, fanno di tutto per avere quello scossone nella propria vita.
Secondo Ammonimento: se un uomo (o una donna) ti dà il suo numero prima di chiederti il tuo, non gli piaci.
Ok, il colpo è duro perché state ripensando a tutte le volte in cui vi hanno dato il loro numero senza avervi chiesto il vostro. O ve lo siete scambiato reciprocamente ma sembra come se il vostro telefono possa solo fare chiamate, non riceverle. Beh, pensateci: se vi trovate in una festa e incontrate due persone, una interessante e l'altra molto meno a chi chiedereste il numero? Se lo facciamo noi perché non dovrebbero farlo anche gli altri?
Terzo Ammonimento: se un uomo (o una donna) mentono spudoratamente, scappa perché non gli piaci.
Siamo tutti impegnatissimi e questo è ovvio. Però per quello che vogliamo, 5 minuti si trovano sempre. Siamo reduci da giornate di lavoro stressanti ma c'è sempre la serata infrasettimanale, il giovedì universitario e quella festa di compleanno che viene di martedì a cui non possiamo proprio rinunciare. Ecco perché la storia del "ho l'agenda piena" non regge: volontà è possibilità. Tutto condito da una grande interesse, naturalmente.
Quarto Ammonimento: se un uomo (o una donna) non sentono la scintilla, è solo una scusa per dirti che non gli piaci.
Questo è l'unico ammonimento che non mi convince molto, perché sono il primo supporter della scintilla e delle sue conseguenze. A mio parere la piazza delle relazioni scarseggia un po', più che altro oltre agli impegni di ogni giorno si sono aggiunti anche la reputazione online e trovare un posto nel mondo che non ti faccia arrivare a quarant'anni chiedendoti "cosa ho fatto nella mia vita per essere ancora a questo punto?". Ma la storia della scintilla, a mio parere, è vera. Credo che con alcune persone si capisce tutto al primo incontro: sappiamo già se ci piacciono o meno. Non ho mai avuto dubbi su questo. Lo si sente da dentro se una situazione ci intriga o se preferiremmo stare a casa col pigiama a guardare serie tv. Sono quelle situazioni in cui il tempo sembra non passare mai, in cui l'intimità si crea immediatamente e sono anche le batoste più clamorose perché dall'altra parte si trova sempre mancanza di coraggio per dire cosa si prova.
Quinto Ammonimento: se un uomo (o una donna) stanno bene insieme con te, forse sei tu la loro eccezione.
L'eccezione è semplicemente la persona giusta con cui iniziare una storia, seriamente, senza troppe paranoie e con tanti progetti per il futuro. L'eccezione è quando scocca la scintilla per entrambi e non si ha paura di cogliere l'opportunità.
Per concludere questo film è da proiettare in tutte le case dei single e delle single ancora a caccia dell'amore e degli adolescenti così che possano capire che tutti questi giochetti sono una massa di stronzate che potrebbero essere evitate guardandosi negli occhi e dicendo cosa si prova realmente. Sarebbe un modo più onesto e meno doloroso che calarsi in una relazione senza prospettive, in cui uno dei due fantastica mentre l'altro invece neanche ci pensa minimamente. Alla fine il film invita solo a essere più coraggiosi, a buttarsi nel mare degli appuntamenti e a uscirne vivi e sempre con la voglia di creare e di costruire. Che poi è quello l'amore: una volta scattato per entrambi, è semplice costruzione. La demolizione non è per le eccezioni.
martedì 21 giugno 2016
Il mio bicchiere mezzo pieno
Questo weekend è accaduto qualcosa che non avrei mai pensato potesse succedermi, una di quelle cose che non ti aspetti. Ho vissuto ore surreali, confuse, come se fossi in un film. Un thriller però, non una dolce commedia.
Ma partiamo dal principio.
Giovedì sera ho organizzato una cena a sorpresa per un'amica che sarebbe partita nel weekend per una nuova emozionante avventura. Abbiamo mangiato, ricordato, riso tanto. E poi di corsa a casa che il giorno dopo si lavora, si studia, si fanno esami. Arriva la mezzanotte, vado a dormire, posando, come al solito, il pc sulla testiera del letto. Prendo subito sonno e poi nulla, il buio, nessun ricordo di quella notte, che è una cosa rara per me, perché solitamente mi sveglio, mi giro, mi volto e mi ritrovo sempre con un cuscino per terra. Quella notte no, quella notte solo il buio.
"Someone like you" ha iniziato a suonare. La mia sveglia era attiva ma io no, ero confuso, stordito, immobilizzato in uno stato di semi-coscienza. E una volta ripreso ho capito che qualcosa era successo, che degli intrusi erano venuti a violare la quiete della notte, del sonno per privarmi di oggetti a me cari. Per farlo in estrema sicurezza, sono riusciti anche a narcotizzarmi.
Ecco, questo è successo giovedì notte.
Alcuni potrebbero chiedersi se sia andato nel panico, se abbia preso il primo biglietto del treno per tornare a casa o se questa cosa mi ha profondamente turbato. Non è andata proprio così. Quando ho scoperto ciò che era successo mi sembrava che fosse caduto il mondo. Poi ho sentito i miei genitori e nonostante la debolezza che scorreva lenta, non era un'opzione farsi trascinare dalle emozioni, occorreva reagire. Così ho sbrigato tutte le pratiche necessarie in questi casi: denuncia e un salto in ospedale.
Ciò che mi ha dato la forza in quel momento così terribile è stato sapere che nel momento del bisogno avrei trovato qualcuno accanto a me. Perché sono questi i momenti in cui realizzi chi ti è accanto, questi i momenti che conosci chi sta facendo con te la strada. Ed è un qualcosa di meraviglioso scoprire da quanto amore si è circondati e quanto invece ci siamo sbagliati su alcune persone. Alle volte ci si fa imbrogliare da promesse, bei momenti, sguardi e attenzioni che alla fine però non sono che un passaggio, un momento. In fondo non è quello l'importante, ciò che è importante è scoprire che in questi anni hai creato dei buoni rapporti, solidi, profondi e che nonostante la distanza temporale e spaziale, ci si vuole bene come se il tempo non fosse mai passato.
Ed è bello sapere di aver costruito, è bello ricordarsi di essere una persona che costruisce, che non distrugge, che lega e non separa. E alle volte me ne sono dimenticato, ed è stato bello ricordarselo.
Questo è il mio bicchiere mezzo pieno.
Spero riusciate a trovare il vostro anche nelle situazioni più disperate: c'è sempre!
Ma partiamo dal principio.
Giovedì sera ho organizzato una cena a sorpresa per un'amica che sarebbe partita nel weekend per una nuova emozionante avventura. Abbiamo mangiato, ricordato, riso tanto. E poi di corsa a casa che il giorno dopo si lavora, si studia, si fanno esami. Arriva la mezzanotte, vado a dormire, posando, come al solito, il pc sulla testiera del letto. Prendo subito sonno e poi nulla, il buio, nessun ricordo di quella notte, che è una cosa rara per me, perché solitamente mi sveglio, mi giro, mi volto e mi ritrovo sempre con un cuscino per terra. Quella notte no, quella notte solo il buio.
"Someone like you" ha iniziato a suonare. La mia sveglia era attiva ma io no, ero confuso, stordito, immobilizzato in uno stato di semi-coscienza. E una volta ripreso ho capito che qualcosa era successo, che degli intrusi erano venuti a violare la quiete della notte, del sonno per privarmi di oggetti a me cari. Per farlo in estrema sicurezza, sono riusciti anche a narcotizzarmi.
Ecco, questo è successo giovedì notte.
Alcuni potrebbero chiedersi se sia andato nel panico, se abbia preso il primo biglietto del treno per tornare a casa o se questa cosa mi ha profondamente turbato. Non è andata proprio così. Quando ho scoperto ciò che era successo mi sembrava che fosse caduto il mondo. Poi ho sentito i miei genitori e nonostante la debolezza che scorreva lenta, non era un'opzione farsi trascinare dalle emozioni, occorreva reagire. Così ho sbrigato tutte le pratiche necessarie in questi casi: denuncia e un salto in ospedale.
Ciò che mi ha dato la forza in quel momento così terribile è stato sapere che nel momento del bisogno avrei trovato qualcuno accanto a me. Perché sono questi i momenti in cui realizzi chi ti è accanto, questi i momenti che conosci chi sta facendo con te la strada. Ed è un qualcosa di meraviglioso scoprire da quanto amore si è circondati e quanto invece ci siamo sbagliati su alcune persone. Alle volte ci si fa imbrogliare da promesse, bei momenti, sguardi e attenzioni che alla fine però non sono che un passaggio, un momento. In fondo non è quello l'importante, ciò che è importante è scoprire che in questi anni hai creato dei buoni rapporti, solidi, profondi e che nonostante la distanza temporale e spaziale, ci si vuole bene come se il tempo non fosse mai passato.
Ed è bello sapere di aver costruito, è bello ricordarsi di essere una persona che costruisce, che non distrugge, che lega e non separa. E alle volte me ne sono dimenticato, ed è stato bello ricordarselo.
Questo è il mio bicchiere mezzo pieno.
Spero riusciate a trovare il vostro anche nelle situazioni più disperate: c'è sempre!
mercoledì 15 giugno 2016
Rispondete con un sonoro "Sticazzi!"
"Ma lascia perdere: è fatta così.."
"Non lo fa perché sei tu, lo fa con tutti: è fatto così.."
"Abbiamo sempre fatto così: devi adattarti!"
Chi di voi ha sentito almeno una volta nella vita una frase del genere?
Sapete come rispondo io a frasi del genere? Con un sonoro "Sticazzi!"
"Sticazzi!" è l'unico modo chiaro e conciso per dare una risposta a sentenze del genere, perché siamo tutti liberi di essere quello che siamo, di avere le nostre giornate no, di avere i nostri periodi neri e di non avere simpatia per una persona o per una situazione ma finché si vive in mezzo a persone civilizzate, si parla in modo chiaro e pacifico, si cerca il confronto, si cerca di fare un'azione propositiva che possa dare modo all'altro di capire il tuo punto di vista e di comprenderlo in modo sereno.
"è fatto così" è la frase dei sottoni, delle vittime che stanno agli scazzi altrui, giustificandoli, oltretutto, per evitare ripercussioni. Abbiamo tutti una natura, un passato, un ego con cui fare i conti, ma dobbiamo farci i conti noi, non gli altri. Abbiamo tutti idee, pareri e riflessioni diverse: imporle non le renderà migliori di altre. Subirle tacitamente non renderà migliori noi.
Ecco perché il "fatto così" è un po' una frase idiota: perché se si è sempre fatto così e se si è sempre fatto male allora è giusto guardare le cose da un'altra prospettiva, utilizzare quella facoltà umana ignara a molti chiamata empatia e togliere l'arroganza di essere fatto in un modo e di non poter più settarsi in modo tale da migliorare, da fare meglio.
Dunque la prossima volta che vi dicono "è fatto così" rispondete con un sonoro "Sticazzi!"
"Non lo fa perché sei tu, lo fa con tutti: è fatto così.."
"Abbiamo sempre fatto così: devi adattarti!"
Chi di voi ha sentito almeno una volta nella vita una frase del genere?
Sapete come rispondo io a frasi del genere? Con un sonoro "Sticazzi!"
"Sticazzi!" è l'unico modo chiaro e conciso per dare una risposta a sentenze del genere, perché siamo tutti liberi di essere quello che siamo, di avere le nostre giornate no, di avere i nostri periodi neri e di non avere simpatia per una persona o per una situazione ma finché si vive in mezzo a persone civilizzate, si parla in modo chiaro e pacifico, si cerca il confronto, si cerca di fare un'azione propositiva che possa dare modo all'altro di capire il tuo punto di vista e di comprenderlo in modo sereno.
"è fatto così" è la frase dei sottoni, delle vittime che stanno agli scazzi altrui, giustificandoli, oltretutto, per evitare ripercussioni. Abbiamo tutti una natura, un passato, un ego con cui fare i conti, ma dobbiamo farci i conti noi, non gli altri. Abbiamo tutti idee, pareri e riflessioni diverse: imporle non le renderà migliori di altre. Subirle tacitamente non renderà migliori noi.
Ecco perché il "fatto così" è un po' una frase idiota: perché se si è sempre fatto così e se si è sempre fatto male allora è giusto guardare le cose da un'altra prospettiva, utilizzare quella facoltà umana ignara a molti chiamata empatia e togliere l'arroganza di essere fatto in un modo e di non poter più settarsi in modo tale da migliorare, da fare meglio.
Dunque la prossima volta che vi dicono "è fatto così" rispondete con un sonoro "Sticazzi!"
giovedì 9 giugno 2016
Cosa è accaduto dopo l'ultima campanella
Era il 10 giugno del 2011. Ero in classe, stavo facendo la mia ultima ora di latino e quelle 12.15 tardavano ad arrivare. Alle 12 ci preparammo, aprimmo la porta e trovammo la bidella (si, lo so, si dice operatore scolastico) più emozionata di me e dei miei compagni che fissava l'orologio mentre il suo indice sfiorava il pulsante della campanella. Avete presente i minuti di attesa prima di un parto? Ecco, la sensazione era quella. Stava per succedere qualcosa, qualcosa di stupendo che avremmo ricordato e portato con noi per molto tempo.
10..9..8..7..6..5..4..3..2..1..Driiiin!
L'indice pigiava forte sul quel pulsante, forte come il battito dei cuori di tutte le persone che avrebbero sentito per l'ultima volta quel suono da studenti, perché sapevano che all'università non ci sono campanelle e che i genitori, molto spesso, fanno gli straordinari, non hanno un orario di uscita. Nel mondo reale, purtroppo, la campanella non esiste.
Corremmo tutti verso l'entrata della scuola e lì urlammo di gioia, bevemmo spumante dalla bottiglia e poi i gavettoni, le foto, le lacrime, gli abbracci e le promesse di eterna amicizia, di eterno amore. Dopo un po' di corsa a studiare per gli esami e da lì tutto ha preso velocità. Sembra come se quell'ultima campanella avesse deviato lo scorrere del tempo, una cosa che non la spiegano durante le lezioni di fisica ma che in letteratura o nei consigli dei nostri genitori l'abbiamo sentito spesso.
"Goditi quest'età che poi è un attimo.." diceva mia madre. E così è stato: in un attimo sono volati 5 anni colmi di belle esperienze, di tanti incontri e di piacevoli momenti ma anche di lavoro, di costruzione di me stesso e di esami universitari abbastanza stressanti.
E cosa ne è stato delle promesse fatte?
A distanza di 5 anni posso dire di essere felice di come sono andate le cose: le amicizie vere sono rimaste, gli amori sono finiti e tutto quello che ho imparato durante i miei 5 anni di liceo mi ha portato a fare le giuste scelte lavorative. I miei professori li sento sporadicamente e i miei compagni di classe li frequento quando posso, non tutti, chiaramente, ma le amicizie più strette sono ancora forti come erano un tempo, forse anche di più.
Quando quell'indice ha premuto il tasto della campanella, nessuno aveva idea di cosa sarebbe successo dopo. Nessuno si sarebbe mai aspettato che da quel momento la campana di vetro che ci ha difeso per tanti anni ha perso di valore e che da quel momento in poi avremmo dovuto cavarcela da soli. Ma se c'è una cosa che non è cambiata da quella campanella, è quel continuo sognare che spero non se ne andrà mai via e quel continuo lottare per le cose che sono importanti per noi.
Che poi è ciò che dovrebbe insegnare il liceo: lottare contro i propri limiti e contro anche gli ambienti più ostili per raggiungere i nostri obiettivi, i nostri sogni.
10..9..8..7..6..5..4..3..2..1..Driiiin!
L'indice pigiava forte sul quel pulsante, forte come il battito dei cuori di tutte le persone che avrebbero sentito per l'ultima volta quel suono da studenti, perché sapevano che all'università non ci sono campanelle e che i genitori, molto spesso, fanno gli straordinari, non hanno un orario di uscita. Nel mondo reale, purtroppo, la campanella non esiste.
Corremmo tutti verso l'entrata della scuola e lì urlammo di gioia, bevemmo spumante dalla bottiglia e poi i gavettoni, le foto, le lacrime, gli abbracci e le promesse di eterna amicizia, di eterno amore. Dopo un po' di corsa a studiare per gli esami e da lì tutto ha preso velocità. Sembra come se quell'ultima campanella avesse deviato lo scorrere del tempo, una cosa che non la spiegano durante le lezioni di fisica ma che in letteratura o nei consigli dei nostri genitori l'abbiamo sentito spesso.
"Goditi quest'età che poi è un attimo.." diceva mia madre. E così è stato: in un attimo sono volati 5 anni colmi di belle esperienze, di tanti incontri e di piacevoli momenti ma anche di lavoro, di costruzione di me stesso e di esami universitari abbastanza stressanti.
E cosa ne è stato delle promesse fatte?
A distanza di 5 anni posso dire di essere felice di come sono andate le cose: le amicizie vere sono rimaste, gli amori sono finiti e tutto quello che ho imparato durante i miei 5 anni di liceo mi ha portato a fare le giuste scelte lavorative. I miei professori li sento sporadicamente e i miei compagni di classe li frequento quando posso, non tutti, chiaramente, ma le amicizie più strette sono ancora forti come erano un tempo, forse anche di più.
Quando quell'indice ha premuto il tasto della campanella, nessuno aveva idea di cosa sarebbe successo dopo. Nessuno si sarebbe mai aspettato che da quel momento la campana di vetro che ci ha difeso per tanti anni ha perso di valore e che da quel momento in poi avremmo dovuto cavarcela da soli. Ma se c'è una cosa che non è cambiata da quella campanella, è quel continuo sognare che spero non se ne andrà mai via e quel continuo lottare per le cose che sono importanti per noi.
Che poi è ciò che dovrebbe insegnare il liceo: lottare contro i propri limiti e contro anche gli ambienti più ostili per raggiungere i nostri obiettivi, i nostri sogni.
sabato 4 giugno 2016
Esperienze Ponte
Milano è una città selvaggia, piena di vita, di azione, di emozione.
Milano è grigia, ma è piena di verde, è piccola ma completa, è caotica ma ordinata, puntuale, stabile.
Milano, insomma, è la città che crea paura, disagio, voglia di scappare se non si riesce a capire subito il suo meccanismo, la sua meravigliosa trappola di opportunità che la città offre.
In una solitaria passeggiata tra i Navigli milanesi, circondato da poca gente, coppie che si scambiavano affettuosi baci, anziani che davano da mangiare alle anatre, un gruppo di ragazzi che ridevano e condividevano storie, c'ero io sul ponte della Darsena che facevo un rapido bilancio dell'ultimo anno e mezzo.
Tante cose sono successe, tante persone hanno incrociato la mia strada e alcune hanno anche fatto breccia nel mio cuore e mentre pensavo a questo, mi sono guardato intorno e ho capito che un suggerimento utile per questo mio bilancio era il luogo in cui ero. La mia esperienza a Milano è stata proprio quello, un ponte, un collegamento tra ciò che ero e ciò che voglio diventare. Perché a questo servono le esperienze di vita: a collegare chi siamo ora a quello che vorremmo essere un domani. Ho scoperto lati di me che non avrei mai potuto scoprire stando a casa, nel caldo della mia famiglia, delle mie abitudini e del mio comfort. Ho capito cosa voglio dalla mia vita lavorativa e soprattutto da quella affettiva. Ho scoperto nuove vite che sono state per me d'ispirazione, ho avuto le mie cotte e i miei due di picche e ho provato la meravigliosa sensazione della solitudine, del riempirsi da soli, del bastarsi anche quando non c'è nessuno lì con te a dirti cosa fare e cosa dire.
Ed è per questo che spero che possano tutti provare un' "esperienza ponte" così da provare la gioia di essere solo e di riuscire comunque a sopravvivere anche in una città come Milano, così stancante eppure così meravigliosa.
Milano è grigia, ma è piena di verde, è piccola ma completa, è caotica ma ordinata, puntuale, stabile.
Milano, insomma, è la città che crea paura, disagio, voglia di scappare se non si riesce a capire subito il suo meccanismo, la sua meravigliosa trappola di opportunità che la città offre.
In una solitaria passeggiata tra i Navigli milanesi, circondato da poca gente, coppie che si scambiavano affettuosi baci, anziani che davano da mangiare alle anatre, un gruppo di ragazzi che ridevano e condividevano storie, c'ero io sul ponte della Darsena che facevo un rapido bilancio dell'ultimo anno e mezzo.
Tante cose sono successe, tante persone hanno incrociato la mia strada e alcune hanno anche fatto breccia nel mio cuore e mentre pensavo a questo, mi sono guardato intorno e ho capito che un suggerimento utile per questo mio bilancio era il luogo in cui ero. La mia esperienza a Milano è stata proprio quello, un ponte, un collegamento tra ciò che ero e ciò che voglio diventare. Perché a questo servono le esperienze di vita: a collegare chi siamo ora a quello che vorremmo essere un domani. Ho scoperto lati di me che non avrei mai potuto scoprire stando a casa, nel caldo della mia famiglia, delle mie abitudini e del mio comfort. Ho capito cosa voglio dalla mia vita lavorativa e soprattutto da quella affettiva. Ho scoperto nuove vite che sono state per me d'ispirazione, ho avuto le mie cotte e i miei due di picche e ho provato la meravigliosa sensazione della solitudine, del riempirsi da soli, del bastarsi anche quando non c'è nessuno lì con te a dirti cosa fare e cosa dire.
Ed è per questo che spero che possano tutti provare un' "esperienza ponte" così da provare la gioia di essere solo e di riuscire comunque a sopravvivere anche in una città come Milano, così stancante eppure così meravigliosa.
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