Il mio motto è "Tutto accade per un motivo" e fino ad ora non mi sono mai ricreduto. Tutto ciò che è successo in questi 23 anni ha avuto un significato, anche se per alcune cose c'è voluto del tempo per capirle nel profondo. Sono partito con tanti bagagli e un solo sogno: trovare il modo di fare quello che mi piace, quello per cui ho studiato, quello che so fare meglio. Volevo crescere con chi era del mestiere, volevo formarmi, volevo imparare a cavarmela da solo e dopo un anno e mezzo devo dire che ancora il traguardo è molto lontano. Sempre che ci sia un traguardo da raggiungere.
Ho lasciato la mia casa, la mia stanza, la mia famiglia, i miei amici, i miei bellissimi cani e ho lasciato una parte di me stesso, una parte equilibrata, calibrata, forte e preparata. Non c'è nulla da fare, quando cambi città, nonostante tutta la motivazione del mondo, ti ritrovi ad essere un'altra persona, soprattutto all'inizio, quando non conosci le strade, i luoghi e le persone e tutto deve acquistare un senso, un senso che a dirla tutta è difficile da trovare.
E dopo un po' che sei uscito di casa, dopo un po' che hai combattuto per ottenere il tuo posto nel mondo, le difese si abbassano, la stanchezza si fa sentire e c'è bisogno di tornare per riacquistare energie e motivazione. E ogni volta è così. Ogni volta che torno a casa le certezze vengono ritrovate. Basta poco: una serata tra amici, una cena in famiglia e le vibrazioni della mia casa. Solo queste piccole cose mi fanno ritrovare la motivazione, rimettono in piedi le mie certezze.
Sono certo infatti, di avere a casa infatti una famiglia che mi sostiene, degli amici, che nonostante il tempo e lo spazio ci divida, sono realtà, presenza, costanza e sono certo, sempre di più che se fossi rimasto non sarei cresciuto come ha potuto farmi crescere questa esperienza.
Ed ecco perché se posso dare un consiglio ai miei coetanei, è quello di partire, prendere i bagagli e andare. Perché per quanto possa essere dura, per quanto le forze possano venire a mancare, c'è una certezza che nessuno potrà mai togliervi: che una volta a casa, sarà tutto come prima.
Cesare Pavese diceva e io condivido pienamente: "Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti"
giovedì 31 marzo 2016
lunedì 14 marzo 2016
Colloqui di lavoro: cosa fare, cosa dire e cosa non fare e cosa non dire
Il colloquio di lavoro è sempre motivo di forte ansia e forte stress perché se si manda un curriculum e si viene scelti, sicuramente l'ansia da prestazione è alta. Ecco perché ho deciso di scrivere questo articolo, per poter essere preparati, per essere pronti e non fare brutte figure: "rem tene, verba sequentur" diceva Catone, cioè "se conosci l'argomento, le parole verranno da sole".
1° Quando si riceve un appuntamento bisogna sempre essere onesti: se si ha già un impegno importante (parlo di matrimoni, battesimi e funerali, non di feste di compleanno) bisogna essere onesti e dirlo. Dall'altra parte del microfono c'è una persona che se vi ha selezionato tra tanti ha le sue ragioni, dunque dovrebbe essere disponibile a darvi un'altra data o un'altro orario per le selezioni.
2° Quando si è preso l'appuntamento per il colloquio di lavoro bisogna iniziare a "studiare" l'azienda e tentare di capire con chi si andrà a parlare. Guardate sul sito internet dell'azienda, leggetevi le notizie che la riguardano e se l'intervistatore vi dice nome e cognome, fate ricerche anche su di lui/lei. Arrivate al colloquio preparati perché una persona che è preparata mostra interesse e determinazione e acquisterà punteggio in fase di colloquio.
3° Arrivate al colloquio di lavoro un quarto d'ora prima del previsto: non accadrà mai che si è in anticipo rispetto alla tabella di marcia, però, perché rischiare? Arrivare prima è sinonimo di interesse e di rispetto per il lavoro altrui.
4° Arrivate al colloquio muniti di 2 copie del curriculum vitae e dei progetti che avete sviluppato. 2 copie perché molto spesso non sarete intervistati da una sola persona, ma da due o più. E se è il primo lavoro per cui venite chiamati? Nessun problema! L'importante è avere almeno 2 copie del curriculum così da dimostrare quanto siete attenti e previdenti.
5° Quando siete a casa e dovete decidere cosa indossare per il colloquio, pensateci bene. Se siete degli uomini, una camicia, un jeans e un paio di scarpe tra lo sportivo e l'elegante sono sempre apprezzate. Se siete delle donne un abbigliamento femminile ma non sexy e non da donna in carriera saranno una mossa vincente. Non c'è bisogno di una scollatura profonda per avere un lavoro e non bisogna essere comode con le scarpe basse, perché, che lo vogliate o meno, il look conta nel posto di lavoro. Proprio per questo coprire tatuaggi e togliere piercing vari sarebbe da preferirsi, non perché non siano belli, ma perché sono i datori di lavoro a scegliere voi, non il contrario e se al datore di lavoro non piacciono i tatuaggi, il problema è il vostro. Il lavoro, per fortuna, è anche estetica. Naturalmente è possibile trovare datori di lavoro che concedono tatuaggi, piercing e tinte appariscenti, ma fino a che non dovete essere assunti, mostrate cosa sapete fare e come siete, non chi siete. Per quello avrete tutto il tempo del mondo, una volta assunti.
6° L'educazione è apprezzata, la timidezza no. Per quanto sia una parte caratteriale estremamente personale, durante il colloquio di lavoro bisogna tentare di emergere, di essere al centro dell'attenzione, soprattutto quando si è in un colloquio di gruppo. Questo non vuol dire ostentare, essere arroganti o eccessivi ma dar voce alle vostre qualità e alle vostre competenze professionali ogni volta che occorre.
7° Ricordatevi di essere sinceri: se vi viene chiesto se conoscete l'inglese, l'informatica o altre competenze specifiche, rispondete il livello della vostra preparazione. Ad esempio, io conosco l'inglese e ho studiato anche in college in Inghilterra e in Irlanda, ma quando mi viene chiesto rispondo che sono a un livello C1, non dico di saperlo, perché non sono un madrelingua. Se non conoscete il vostro livello di inglese, di informatica o altro, ci sono molti test online che sapranno darvi una risposta.
8° Non chiedere mai del salario o del contratto: se neanche sapete se siete stati scelti, come potete chiederlo? I colloqui di lavoro funzionano così: l'azienda mette un annuncio, l'azienda sceglie dei candidati, seleziona i candidati, fa una proposta contrattuale e il candidato decide se accettarla o meno. Ecco perché il candidato non deve mai chiedere informazioni sul contratto o sul salario: verrà informato a tempo debito dal datore di lavoro una volta che verrà selezionato.
9° Siate attenti a ciò che accade nel mondo, siate informati e preparati: alle volte può succedere che si possa parlare di ciò che avviene oggi nel mondo. Siate attenti anche al linguaggio usato, ai termini, alla postura e alle domande che vi vengono poste: se non avete capito una domanda, chiedete di ripeterla.
10° Una volta finito il colloquio aspettate che si facciano sentire e se non dovesse accadere bisogna fare tesoro di quest'esperienza e cercare di capire dove è possibile migliorare, ricordando comunque che non per forza c'è stato un errore commesso ma che il mercato del lavoro è molto competitivo e dunque anche un ottimo colloquio di lavoro può essere oscurato da un candidato più preparato. Ma niente paura: acquisendo sempre più esperienza riuscirete a superare ogni tipo di colloquio, bisogna solo ricordarsi che ogni colloquio è utile, anche quelli che non riescono bene.
In bocca al lupo a tutti e per qualsiasi consiglio chiedete pure a Comunicazione Ordinaria.
1° Quando si riceve un appuntamento bisogna sempre essere onesti: se si ha già un impegno importante (parlo di matrimoni, battesimi e funerali, non di feste di compleanno) bisogna essere onesti e dirlo. Dall'altra parte del microfono c'è una persona che se vi ha selezionato tra tanti ha le sue ragioni, dunque dovrebbe essere disponibile a darvi un'altra data o un'altro orario per le selezioni.
2° Quando si è preso l'appuntamento per il colloquio di lavoro bisogna iniziare a "studiare" l'azienda e tentare di capire con chi si andrà a parlare. Guardate sul sito internet dell'azienda, leggetevi le notizie che la riguardano e se l'intervistatore vi dice nome e cognome, fate ricerche anche su di lui/lei. Arrivate al colloquio preparati perché una persona che è preparata mostra interesse e determinazione e acquisterà punteggio in fase di colloquio.
3° Arrivate al colloquio di lavoro un quarto d'ora prima del previsto: non accadrà mai che si è in anticipo rispetto alla tabella di marcia, però, perché rischiare? Arrivare prima è sinonimo di interesse e di rispetto per il lavoro altrui.
4° Arrivate al colloquio muniti di 2 copie del curriculum vitae e dei progetti che avete sviluppato. 2 copie perché molto spesso non sarete intervistati da una sola persona, ma da due o più. E se è il primo lavoro per cui venite chiamati? Nessun problema! L'importante è avere almeno 2 copie del curriculum così da dimostrare quanto siete attenti e previdenti.
5° Quando siete a casa e dovete decidere cosa indossare per il colloquio, pensateci bene. Se siete degli uomini, una camicia, un jeans e un paio di scarpe tra lo sportivo e l'elegante sono sempre apprezzate. Se siete delle donne un abbigliamento femminile ma non sexy e non da donna in carriera saranno una mossa vincente. Non c'è bisogno di una scollatura profonda per avere un lavoro e non bisogna essere comode con le scarpe basse, perché, che lo vogliate o meno, il look conta nel posto di lavoro. Proprio per questo coprire tatuaggi e togliere piercing vari sarebbe da preferirsi, non perché non siano belli, ma perché sono i datori di lavoro a scegliere voi, non il contrario e se al datore di lavoro non piacciono i tatuaggi, il problema è il vostro. Il lavoro, per fortuna, è anche estetica. Naturalmente è possibile trovare datori di lavoro che concedono tatuaggi, piercing e tinte appariscenti, ma fino a che non dovete essere assunti, mostrate cosa sapete fare e come siete, non chi siete. Per quello avrete tutto il tempo del mondo, una volta assunti.
6° L'educazione è apprezzata, la timidezza no. Per quanto sia una parte caratteriale estremamente personale, durante il colloquio di lavoro bisogna tentare di emergere, di essere al centro dell'attenzione, soprattutto quando si è in un colloquio di gruppo. Questo non vuol dire ostentare, essere arroganti o eccessivi ma dar voce alle vostre qualità e alle vostre competenze professionali ogni volta che occorre.
7° Ricordatevi di essere sinceri: se vi viene chiesto se conoscete l'inglese, l'informatica o altre competenze specifiche, rispondete il livello della vostra preparazione. Ad esempio, io conosco l'inglese e ho studiato anche in college in Inghilterra e in Irlanda, ma quando mi viene chiesto rispondo che sono a un livello C1, non dico di saperlo, perché non sono un madrelingua. Se non conoscete il vostro livello di inglese, di informatica o altro, ci sono molti test online che sapranno darvi una risposta.
8° Non chiedere mai del salario o del contratto: se neanche sapete se siete stati scelti, come potete chiederlo? I colloqui di lavoro funzionano così: l'azienda mette un annuncio, l'azienda sceglie dei candidati, seleziona i candidati, fa una proposta contrattuale e il candidato decide se accettarla o meno. Ecco perché il candidato non deve mai chiedere informazioni sul contratto o sul salario: verrà informato a tempo debito dal datore di lavoro una volta che verrà selezionato.
9° Siate attenti a ciò che accade nel mondo, siate informati e preparati: alle volte può succedere che si possa parlare di ciò che avviene oggi nel mondo. Siate attenti anche al linguaggio usato, ai termini, alla postura e alle domande che vi vengono poste: se non avete capito una domanda, chiedete di ripeterla.
10° Una volta finito il colloquio aspettate che si facciano sentire e se non dovesse accadere bisogna fare tesoro di quest'esperienza e cercare di capire dove è possibile migliorare, ricordando comunque che non per forza c'è stato un errore commesso ma che il mercato del lavoro è molto competitivo e dunque anche un ottimo colloquio di lavoro può essere oscurato da un candidato più preparato. Ma niente paura: acquisendo sempre più esperienza riuscirete a superare ogni tipo di colloquio, bisogna solo ricordarsi che ogni colloquio è utile, anche quelli che non riescono bene.
In bocca al lupo a tutti e per qualsiasi consiglio chiedete pure a Comunicazione Ordinaria.
martedì 8 marzo 2016
Perché l'8 marzo non mi convince
Lo ricordo come fosse ieri: il nuovo millennio era appena arrivato e la mia insegnante mi raccontò la storia dell'8 marzo, la fabbrica, il fuoco, il ricordo. Tutto molto commovente, tutto molto giusto. Però io con le giornate della memoria ho un problema: mi sanno un po' di contentino per placare le folle. Mi spiego meglio:
- il 1 Febbraio è la giornata della memoria della cultura dei nativi d'America
- il 27 Gennaio è la giornata della memoria per quanto riguarda la Shoah
- l'11 Settembre è la giornata della memoria in ricordo delle vittime del terrorismo americano
Stragi, episodi cruenti, morte, disperazione e tormento.
Abbiamo veramente bisogno di tutte queste cose per ricordare?
Mi spiego meglio:
- se non ci fossero queste giornate ricorderemmo lo stesso?
- perché alcune categorie hanno le loro giornate e altre no?
- i bambini morti nelle fabbriche durante l'età industriale non meritano una giornata del ricordo?
- e i medici, i giudici, gli infermieri e gli scrittori che hanno salvato vite e che hanno cambiato vite, loro non meritano di essere ricordati?
- e in fine, serve davvero il sangue sparso per ricordare?
Io non credo.
Credo che le donne come tutte le altre infinite categorie a cui rendere grazie, non necessitano di un fiore o di una giornata per essere ricordate e per essere ringraziate. Credo che invece bisognerebbe dirsi molto più semplicemente "Grazie" ogni volta che è necessario, bisognerebbe ricordare ogni giorno che passa e non quando qualcuno lo decide per noi.
Perché è bello avere delle giornate della memoria ma sono accadute così tante ingiustizie nella storia che ricordare una categoria piuttosto che un'altra mi sembra scorretto.
Dunque, come vuole la tradizione, faccio gli auguri alle donne del passato, a quelle del presente e a quelle che ci saranno nel nostro futuro. Faccio gli auguri al genere femminile e alla femminilità che fa del mondo un luogo più bello, del ricordo un momento più intenso e dell'amore delle storie dal sapore diverso. Faccio gli auguri a tutte, nessuna esclusa, ricordando però che la celebrazione delle donne non deve avvenire solo oggi, ma ogni giorno, con una porta lasciata aperta, con un posto lasciato libero, con un pensiero, un complimento e soprattutto con un bacio.
Auguri donne!
- il 1 Febbraio è la giornata della memoria della cultura dei nativi d'America
- il 27 Gennaio è la giornata della memoria per quanto riguarda la Shoah
- l'11 Settembre è la giornata della memoria in ricordo delle vittime del terrorismo americano
Stragi, episodi cruenti, morte, disperazione e tormento.
Abbiamo veramente bisogno di tutte queste cose per ricordare?
Mi spiego meglio:
- se non ci fossero queste giornate ricorderemmo lo stesso?
- perché alcune categorie hanno le loro giornate e altre no?
- i bambini morti nelle fabbriche durante l'età industriale non meritano una giornata del ricordo?
- e i medici, i giudici, gli infermieri e gli scrittori che hanno salvato vite e che hanno cambiato vite, loro non meritano di essere ricordati?
- e in fine, serve davvero il sangue sparso per ricordare?
Io non credo.
Credo che le donne come tutte le altre infinite categorie a cui rendere grazie, non necessitano di un fiore o di una giornata per essere ricordate e per essere ringraziate. Credo che invece bisognerebbe dirsi molto più semplicemente "Grazie" ogni volta che è necessario, bisognerebbe ricordare ogni giorno che passa e non quando qualcuno lo decide per noi.
Perché è bello avere delle giornate della memoria ma sono accadute così tante ingiustizie nella storia che ricordare una categoria piuttosto che un'altra mi sembra scorretto.
Dunque, come vuole la tradizione, faccio gli auguri alle donne del passato, a quelle del presente e a quelle che ci saranno nel nostro futuro. Faccio gli auguri al genere femminile e alla femminilità che fa del mondo un luogo più bello, del ricordo un momento più intenso e dell'amore delle storie dal sapore diverso. Faccio gli auguri a tutte, nessuna esclusa, ricordando però che la celebrazione delle donne non deve avvenire solo oggi, ma ogni giorno, con una porta lasciata aperta, con un posto lasciato libero, con un pensiero, un complimento e soprattutto con un bacio.
Auguri donne!
sabato 27 febbraio 2016
Pretese di un orgasmo mancato: energie sessuali e Cirinnà.
La situazione è questa: siete sotto casa, eccitati, vi baciate, vi palpate e non resta altro che entrare nell'edificio, correre verso l'appartamento e sfogare le energie sessuali dei corpi. Via una camicia, strappa i bottoni, scende la zip e l'intimo si perde tra le lenzuola, Eros e tutti gli dei greci incitano l'unione. Unghie nella schiena, lingua, cambiamo posizione e poi il dramma: qualcosa non va, non come vorremmo almeno o va troppo veloce, in fretta, "Calma!" e visse per sempre felice mentre l'altra persona stava per arrivare alla felicità, ma evidentemente non questa volta.
Succede nel sesso, nelle coppie stabili, nelle serate da una botta e via e nelle coppie neonate: qualcuno viene appagato, qualcuno un po' meno. Come interpretare questo schema sessualmente inappagato? Mancanza di esperienza. Sapete, ho capito che per arrivare a fare del buon sesso bisogna che ci sia dall'altra parte del letto una persona con un livello di esperienza simile al tuo o leggermente maggiore, perché nel sesso, come nella vita, se sei una persona aperta alle nuove esperienze e alle nuove sensazioni, puoi solo che migliorare i tuoi pensieri e le tue abilità. Mentre se ti confronti con chi ne sa meno di te, allora assumi il ruolo di istruttore e la questione si fa abbastanza noiosa.
Ma alla fine è qual è la cosa importante di tutta questa situazione? Fare del buon sesso.
E se l'altra persona non è preparata in materia? Con pazienza e comunicazione, la si fa arrivare al livello desiderato.
Il risultato? Notti da ricordare.
Ora, chiusa la parentesi sessuale, parliamo della questione Ddl Cirinnà. Non voglio parlare delle porcate politiche fatte dalle varie fazioni, dai movimenti e dai politici che con le loro dichiarazioni meriterebbero di lavorare nelle reti fognarie e non al Senato, voglio parlare di ciò che si è ottenuto con la votazione positiva della legge.
In primo luogo l'Italia ha le unioni civili: abbiamo risolto il problema del mancato riconoscimento dei diritti, del mancato riconoscimento di una coppia davanti alla legge, abbiamo dato a tutte le persone, omosessuali e non, parità di uguaglianza di fronte allo stato. Eppure i movimenti LGBT sono parecchio infuriati con Monica Cirinnà e con il nostro Senato. Perché? Perché la Stepchild Adoption non è passata e perché non è stato messo nella legge il vincolo di fedeltà. Eppure la questione non è così semplice come sembra:
Succede nel sesso, nelle coppie stabili, nelle serate da una botta e via e nelle coppie neonate: qualcuno viene appagato, qualcuno un po' meno. Come interpretare questo schema sessualmente inappagato? Mancanza di esperienza. Sapete, ho capito che per arrivare a fare del buon sesso bisogna che ci sia dall'altra parte del letto una persona con un livello di esperienza simile al tuo o leggermente maggiore, perché nel sesso, come nella vita, se sei una persona aperta alle nuove esperienze e alle nuove sensazioni, puoi solo che migliorare i tuoi pensieri e le tue abilità. Mentre se ti confronti con chi ne sa meno di te, allora assumi il ruolo di istruttore e la questione si fa abbastanza noiosa.
Ma alla fine è qual è la cosa importante di tutta questa situazione? Fare del buon sesso.
E se l'altra persona non è preparata in materia? Con pazienza e comunicazione, la si fa arrivare al livello desiderato.
Il risultato? Notti da ricordare.
Ora, chiusa la parentesi sessuale, parliamo della questione Ddl Cirinnà. Non voglio parlare delle porcate politiche fatte dalle varie fazioni, dai movimenti e dai politici che con le loro dichiarazioni meriterebbero di lavorare nelle reti fognarie e non al Senato, voglio parlare di ciò che si è ottenuto con la votazione positiva della legge.
In primo luogo l'Italia ha le unioni civili: abbiamo risolto il problema del mancato riconoscimento dei diritti, del mancato riconoscimento di una coppia davanti alla legge, abbiamo dato a tutte le persone, omosessuali e non, parità di uguaglianza di fronte allo stato. Eppure i movimenti LGBT sono parecchio infuriati con Monica Cirinnà e con il nostro Senato. Perché? Perché la Stepchild Adoption non è passata e perché non è stato messo nella legge il vincolo di fedeltà. Eppure la questione non è così semplice come sembra:
- la Stepchild Adoption non è passata ma è stata inserita una tutela, cioè saranno i magistrati a decidere caso per caso quando applicarla
- la fedeltà è un valore morale ma soprattutto personale, non lo deve dire la legge di essere fedeli
è un aspetto legato all'intimità della coppia
Spiegato ciò possiamo solo gioire di questo inizio, perché di inizio si parla, perché un passo avanti è stato fatto, piccolo o grande che sia, un passo avanti è stato fatto. Roma non è stata costruita in un giorno e neanche il corredo dei diritti dell'uomo. Al momento io mi ritengo soddisfatto del momento storico, certo è che c'è ancora molto da fare ma diamo tempo al tempo e soprattutto, educhiamo le persone all'uguaglianza, educhiamole alle possibilità della vita.
lunedì 22 febbraio 2016
Ecco spiegato perché gli opposti si attraggono
Si dice che gli opposti si attraggono.
Io non ci credo molto, credo che gli opposti si mandano vivacemente a quel paese semplicemente perché non si conoscono. Si, alla fine è proprio quello il problema: una persona si può dire opposta ad un'altra solo quando la si conosce e frequenta realmente. Per il resto è tutta superficie. In potenza potremmo conoscere nuove persone ogni giorno eppure ci fermiamo sempre di fronte a scelte estetiche e di vita differenti dalle nostre.
Pensateci: se vedeste una suora per strada, andreste mai da lei anche per chiederle un'informazione stradale? E se fosse un ragazzo con rasta, orecchini e tatuaggi? E una donna sulla sedia a rotelle? E una trans che si prostituisce?
No, nessuno di voi sceglierebbe queste tipologie di persone per chiedere anche una semplice informazione sulla strada da prendere per arrivare a destinazione. Perché? Perché sono persone totalmente diverse da noi per estetica e stile di vita. Eppure nessuno di noi si ferma mai a pensare che quelle persone sono prima di tutto "persone", che sono stati figli, che molto probabilmente lo sono ancora, che hanno una storia, un passato, una memoria. Solo perché la loro storia, il loro passato e la loro memoria sono diversi dai nostri allora li escludiamo categoricamente, come se avere una storia, un passato e una memoria alternativi al nostro li rendesse automaticamente fuori dalla nostra giurisdizione relazionale.
Eppure anche il nostro partner ha una storia, un passato e una memoria diverse dalle nostre e molto probabilmente se le cose non fossero andate in un certo modo non avremmo mai avuto l'occasione di conoscerci e di stare insieme eppure perché il nostro partner, seppur diverso, lo accettiamo mentre l'estraneo dalle nostre attitudini sociali no? Forse ci hanno detto così tante volte di non accettare caramelle dagli sconosciuti che ora ci troviamo a essere giovani adulti con la certezza costante che se qualcuno che non conosciamo ci parla è perché vuole fregarci.
Accade la stessa cosa in amore. Due persone non si conoscono e scappano o tentano di agguantare il maggior potenziale di potere disponibile. E ci si scorna, ci si stuzzica e si raccolgono le proprie ragioni. Quando invece l'unica cosa da fare sarebbe rimanere in silenzio, alternarsi parlando di quello che si è, senza la necessità di trovare punti deboli da colpire e andare a dissotterrare l'ascia di guerra dell'ultimo confronto. Bisognerebbe starsi ad ascoltare, aperti, soprattutto verso l'opposto, perché verso il simile la questione è facile e i problemi risolvibili, è nella diversità che si trova invece la vera bellezza di un'amore caratterialmente sbagliato, umanamente giusto.
Io non ci credo molto, credo che gli opposti si mandano vivacemente a quel paese semplicemente perché non si conoscono. Si, alla fine è proprio quello il problema: una persona si può dire opposta ad un'altra solo quando la si conosce e frequenta realmente. Per il resto è tutta superficie. In potenza potremmo conoscere nuove persone ogni giorno eppure ci fermiamo sempre di fronte a scelte estetiche e di vita differenti dalle nostre.
Pensateci: se vedeste una suora per strada, andreste mai da lei anche per chiederle un'informazione stradale? E se fosse un ragazzo con rasta, orecchini e tatuaggi? E una donna sulla sedia a rotelle? E una trans che si prostituisce?
No, nessuno di voi sceglierebbe queste tipologie di persone per chiedere anche una semplice informazione sulla strada da prendere per arrivare a destinazione. Perché? Perché sono persone totalmente diverse da noi per estetica e stile di vita. Eppure nessuno di noi si ferma mai a pensare che quelle persone sono prima di tutto "persone", che sono stati figli, che molto probabilmente lo sono ancora, che hanno una storia, un passato, una memoria. Solo perché la loro storia, il loro passato e la loro memoria sono diversi dai nostri allora li escludiamo categoricamente, come se avere una storia, un passato e una memoria alternativi al nostro li rendesse automaticamente fuori dalla nostra giurisdizione relazionale.
Eppure anche il nostro partner ha una storia, un passato e una memoria diverse dalle nostre e molto probabilmente se le cose non fossero andate in un certo modo non avremmo mai avuto l'occasione di conoscerci e di stare insieme eppure perché il nostro partner, seppur diverso, lo accettiamo mentre l'estraneo dalle nostre attitudini sociali no? Forse ci hanno detto così tante volte di non accettare caramelle dagli sconosciuti che ora ci troviamo a essere giovani adulti con la certezza costante che se qualcuno che non conosciamo ci parla è perché vuole fregarci.
Accade la stessa cosa in amore. Due persone non si conoscono e scappano o tentano di agguantare il maggior potenziale di potere disponibile. E ci si scorna, ci si stuzzica e si raccolgono le proprie ragioni. Quando invece l'unica cosa da fare sarebbe rimanere in silenzio, alternarsi parlando di quello che si è, senza la necessità di trovare punti deboli da colpire e andare a dissotterrare l'ascia di guerra dell'ultimo confronto. Bisognerebbe starsi ad ascoltare, aperti, soprattutto verso l'opposto, perché verso il simile la questione è facile e i problemi risolvibili, è nella diversità che si trova invece la vera bellezza di un'amore caratterialmente sbagliato, umanamente giusto.
martedì 16 febbraio 2016
Pene di San Valentino perduti
San Valentino è una delle festività più chiacchierate dell'anno.
Supera il dibattito panettone versus pandoro, quello su dove andare a Pasquetta e soprattutto quale invito di Capodanno accettare.
A San Valentino c'è un mix di fazioni e di opinioni che manderebbe i server di Twitter nel panico.
Ad ogni modo questo San Valentino per me è iniziato venerdì sera, alle 19.30 circa: lo si percepiva nell'aria. Ero in stazione ed erano tutti intorno a me: gli innamorati in attesa delle loro metà arrivate da tutta Italia per passare un weekend d'amore.
I ragazzi erano lì ad attendere le loro dame con mazzi di fiori e grandi sorrisi.
Le ragazze erano attraenti, emozionate e con lo sguardo carico di aspettative.
Poi arrivavano a ondate, chi da Roma, chi da Napoli, chi da Bari e l'incontro era la cosa più bella: avrebbe sciolto il cuore di pietra anche del più insensibile degli esseri umani. C'erano baci, abbracci, occhi lucidi e battiti accelerati. Insomma il cliché di San Valentino era lì, forte ed evidente.
Ma nonostante questo episodio quest'anno sono stato circondato da cuori infranti, da persone ferite, da storie travagliate mentre quelle coppie stabili molto semplicemente non avevano tempo, avevano bisogno di fare una cosa veloce, semplice e diretta. Il problema qui è vario:
- da una parte ci sono quelli che odiano San Valentino perché sono single
- dall'altra quelli che sono accoppiati ma annoiati
- infine i menefreghisti che a dirla tutta, sono quelli che vivono meglio
C'è questo mito del San Valentino che porta le persone a struggersi se sono sole o a evidenziare il fatto che sia la festa degli innamorati e non dei fidanzati e questo atteggiamento è maturo quanto un casco di banane nere.
Insomma quale può essere il problema dell'essere single? Cosa ha di meno un single rispetto a una persona accoppiata? L'amore? Forse, ma anche se gli mancasse l'amore di una persona e/o per una persona, siamo sicuramente circondati da tanto amore nei nostri confronti e tanto che diamo noi agli altri, dunque l'amore non ci manca. Manca il mito dell'amore romanzato, dell'amore da favola, quello che ti fa perdere il sonno e ti fa emozionare. Manca quello ma è una possibilità di chi si sa mettere in gioco, chi gioca in difesa non può provarlo.
E allora perché struggersi?
Perché siamo ancorati a doppio filo a situazioni del passato che hanno lasciato del gusto troppo dolce nei nostri ricordi facendoci cadere in un'assuefazione da amore passato. Quando finisce una relazione solitamente si sta male per il semplice fatto che c'è una dipendenza da cui siamo affetti che deve essere sradicata. Dipendenza non solo della persona a cui eravamo legati, ma anche della persona che eravamo noi con lei. In molti credono che l'anima gemella esista e che esista per completarci. Opinioni divergenti. Io credo che sia solo una semplice scusa per coprire il fatto che non siamo risolti, non siamo apposto con noi stessi, che non siamo liberi dal passato ma consapevoli di esso. Ed è questo che rende alcune categorie di single tanto tristi:sperare di tornare ad essere di nuovo la persona che si era nella precedente relazione. Ma io non credo che questo possa accadere, perché il nostro essere in relazione ad una persona cambia a seconda della persona che abbiamo davanti.
Ecco perché è necessario slegarsi il prima possibile da una relazione passata: ogni volta che finisce un amore, un'altro è lì pronto per essere vissuto. Ma i nuovi amori hanno bisogno di spazio, non possono condividere il posto con il meraviglioso cadavere di un amore che non c'è più.
Supera il dibattito panettone versus pandoro, quello su dove andare a Pasquetta e soprattutto quale invito di Capodanno accettare.
A San Valentino c'è un mix di fazioni e di opinioni che manderebbe i server di Twitter nel panico.
Ad ogni modo questo San Valentino per me è iniziato venerdì sera, alle 19.30 circa: lo si percepiva nell'aria. Ero in stazione ed erano tutti intorno a me: gli innamorati in attesa delle loro metà arrivate da tutta Italia per passare un weekend d'amore.
I ragazzi erano lì ad attendere le loro dame con mazzi di fiori e grandi sorrisi.
Le ragazze erano attraenti, emozionate e con lo sguardo carico di aspettative.
Poi arrivavano a ondate, chi da Roma, chi da Napoli, chi da Bari e l'incontro era la cosa più bella: avrebbe sciolto il cuore di pietra anche del più insensibile degli esseri umani. C'erano baci, abbracci, occhi lucidi e battiti accelerati. Insomma il cliché di San Valentino era lì, forte ed evidente.
Ma nonostante questo episodio quest'anno sono stato circondato da cuori infranti, da persone ferite, da storie travagliate mentre quelle coppie stabili molto semplicemente non avevano tempo, avevano bisogno di fare una cosa veloce, semplice e diretta. Il problema qui è vario:
- da una parte ci sono quelli che odiano San Valentino perché sono single
- dall'altra quelli che sono accoppiati ma annoiati
- infine i menefreghisti che a dirla tutta, sono quelli che vivono meglio
C'è questo mito del San Valentino che porta le persone a struggersi se sono sole o a evidenziare il fatto che sia la festa degli innamorati e non dei fidanzati e questo atteggiamento è maturo quanto un casco di banane nere.
Insomma quale può essere il problema dell'essere single? Cosa ha di meno un single rispetto a una persona accoppiata? L'amore? Forse, ma anche se gli mancasse l'amore di una persona e/o per una persona, siamo sicuramente circondati da tanto amore nei nostri confronti e tanto che diamo noi agli altri, dunque l'amore non ci manca. Manca il mito dell'amore romanzato, dell'amore da favola, quello che ti fa perdere il sonno e ti fa emozionare. Manca quello ma è una possibilità di chi si sa mettere in gioco, chi gioca in difesa non può provarlo.
E allora perché struggersi?
Perché siamo ancorati a doppio filo a situazioni del passato che hanno lasciato del gusto troppo dolce nei nostri ricordi facendoci cadere in un'assuefazione da amore passato. Quando finisce una relazione solitamente si sta male per il semplice fatto che c'è una dipendenza da cui siamo affetti che deve essere sradicata. Dipendenza non solo della persona a cui eravamo legati, ma anche della persona che eravamo noi con lei. In molti credono che l'anima gemella esista e che esista per completarci. Opinioni divergenti. Io credo che sia solo una semplice scusa per coprire il fatto che non siamo risolti, non siamo apposto con noi stessi, che non siamo liberi dal passato ma consapevoli di esso. Ed è questo che rende alcune categorie di single tanto tristi:sperare di tornare ad essere di nuovo la persona che si era nella precedente relazione. Ma io non credo che questo possa accadere, perché il nostro essere in relazione ad una persona cambia a seconda della persona che abbiamo davanti.
Ecco perché è necessario slegarsi il prima possibile da una relazione passata: ogni volta che finisce un amore, un'altro è lì pronto per essere vissuto. Ma i nuovi amori hanno bisogno di spazio, non possono condividere il posto con il meraviglioso cadavere di un amore che non c'è più.
giovedì 11 febbraio 2016
A cosa serve la maschera: storia di piccole buone azioni
Succede ogni giorno, dalla mattina fino alla sera e alcuni
anche sotto le coperte. Si indossano maschere differenti, una per ogni
occasione, alle volte una per ogni persona. Si cela il proprio io, dietro a uno
strato di tessuto epiteliale che si modifica al cambiamento di ciò che gli
occhi vedono. Non è un caso e non è neanche una colpa. È molto semplicemente
sopravvivenza, saper vivere o meglio saper vivere nel mondo che ci siamo
costruiti. Si, perché pensate ai bambini il primo giorno di scuola: se non
vogliono stare lì, piangono, urlano, strillano e chiedono di essere portati il
più in fretta possibile a casa. Tra adulti non funziona così:
-la tua relatrice ti sta facendo impazzire? Le sorridi.
-il tuo partner ti sta dicendo una bugia? Fingi di credergli (poi vai a rigargli la macchina).
-il tuo amico è fidanzato con una strega? Diventi suo amico.
-il tuo partner ti sta dicendo una bugia? Fingi di credergli (poi vai a rigargli la macchina).
-il tuo amico è fidanzato con una strega? Diventi suo amico.
Attenzione, non sto parlando di falsità, sto parlando di
autoconservazione: pensate se davvero dicessimo tutto quello che proviamo
realmente anche solo per un giorno. Ci ritroveremmo licenziati, single, sul
punto di morte almeno un paio di volte e infinitamente soli. Perché parlano
tutti così male delle maschere ma sono le uniche che ci fanno galleggiare nel
sistema di socialità contemporaneo.
Ma la storia è un processo meraviglioso che rende il futuro
sempre inaspettato. E infatti al giorno d’oggi c’è sempre una situazione in cui
le maschere vengono tolte e l’essenza viene rivelata. Purtroppo non parlo di
amore, in quel caso togliere la maschera ed essere chi si è veramente è un’impresa
epica. No, parlo del mondo social in cui la maschera cade e chi non ne ha
controllo si mostra per quello che è. Ecco spuntare fuori leoni da tastiera,
ninfomani, mostri d’odio e chimere di violenza, rabbia e xenofobia. Esce infatti
il lato peggiore di ciò che c’è dietro la maschera perché in fondo lo schermo
ci protegge e quando siamo sicuri di non essere attaccabili, tiriamo fuori il
nostro lato peggiore.
E il lato migliore dove sta? Di esistere, esiste, ma quando
si manifesta? Io credo che si manifesti nelle piccole cose, nei piccoli atti d’amore
di ogni giorno. “Scrivimi quando arrivi a casa”, tenere la porta aperta a una
signora, sorridere a un bambino che ti guarda in metropolitana, rifare il
letto, “Qualcuno vuole un caffè?” e tante altre piccole occasioni per
dimostrare il lato buono degli esseri umani, di quelli che anche con la
maschera indosso riescono a sembrare meno mostri e più umani.
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